ll nuovo anno parte con il botto, si fa per dire. Alla Regione Lazio nasce una
“super Asl”, si chiama Azienda Zero e coordinerà tutte le altre strutture. E’
una buona notizia? Altre regioni ce l’hanno, il Veneto, ad esempio è stata la
prima a introdurre questo modello con la Legge Regionale 19/2016. Ha sede
a Padova e funge da ente di governance centrale per la sanità regionale. In
Piemonte è pienamente operativo per funzioni quali l’emergenza-urgenza (118) e gli
acquisti centralizzati, la Calabria: ha istituito l’Azienda Zero con la Legge Regionale
32/2021 come strumento di supporto al Commissario ad acta per il rientro dal disavanzo
sanitario e per la digitalizzazione. Gli esempi ci sono, insomma.
Cosa deve fare concretamente l’Azienda Zero, come si porrà nel rapporto con la
burocrazia regionale e come con le aziende della salute, siano esse territoriali che
ospedaliere/universitarie, come si comporterà con i decisori politici regionali? Domande
legittime, per completamente aperte. Da quel che si riesce a capire coordinerà tutte le
altre dieci Asl della Regione Lazio (le sei romane e le quattro provinciali di Rieti,
Latina, Frosinone e Viterbo), una mega struttura che centralizzerà decisioni e costi sul
pianeta “Sanità” della Regione. Dagli ospedali ai laboratori, dai distretti alle Case della
salute. Sono buone intenzioni, naturalmente. Si tratta di decidere se avrà in campo una
funzione di fluidificatore delle attività o se finirà per essere l’ennesimo super-entecarrozzone coordinatore di interessi politici, un freno piuttosto che un acceleratore.
Sulla carta si tratta di un cambiamento amministrativo molto rilevante: la super Asl
non eroga prestazioni ma sovrintende tutte le strutture che le erogano centralizzando
in un colpo solo diverse funzioni strategiche. Pensata cinque anni fa ha avuto una lenta
maturazione e può rappresentare una rivoluzione copernicana per gli addetti ai lavori tra
dirigenti sanitari, medici e infermieri. Parte subito? Non è chiaro. Al momento, a capo ella super Asl non c’è ancora un direttore generale ma un commissario straordinario.
Già identificato, scelto, definito. E’ persona di esperienza, conosce la realtà sanitaria
del Lazio come pochi. Paola Longo, 59 anni e attuale direttore amministrativa dell’Ares
118, dopo aver rivestito lo stesso ruolo al San Camillo-Forlanini e al Sant’Andrea.
La sua funzione è tutta da inventare, e questo è un bene e un male allo stesso tempo. Un
ibrido, sostanzialmente, a metà strada tra il manager e il braccio destro (quindi politico).
Non sarà un super assessore, il suo interlocutore sarà il Consiglio. La nomina viene
direttamente dal Governatore Rocca, che – non dimentichiamolo – da tre anni tiene per
sè l’importantissima delega alla sanità. Cambierà qualcosa da questo punto di vista?
La super azienda è nata con un atto approvato la Vigilia di Natale. Il suo raggio di
azione comprende: la centralizzazione del sistema dei pagamenti dei fornitori del
servizio sanitario regionale, il supporto agli enti del servizio sanitario regionale nella
gestione del personale (ci sarà un sistema unico informatizzato per il trattamento
economico del personale), supporto anche per la gestione del sistema contabile che
diventa unico per utti gli enti del servizio sanitario regionale, e infine eseguirà controlli
sulla appropriatezza e sulla qualità dell’assistenza prestata dalle strutture accreditate, si
legge nel testo della delibera. Ci saranno, verifiche a campione trimestrali sulle cartelle
cliniche delle strutture accreditate. La sua operatività si snoderà attraverso nove Unità
operative, tre delle quali (Unità Servizi informativi, la Affari generali e la Controllo di
gestione), sono appannaggio della Direzione aziendale. C’è un’Unità riservata solo ai
“controlli clinico-assistenziali strutture accreditate” e sarà governata dalla direzione
sanitaria. I Dg possono dire addio (almeno formalmente) alla loro autonomia decisionale
e strategica.
I Dg possono dire addio (almeno formalmente) alla loro autonomia decisionale e strategica. Margini di manovra ristrettissimi.
Del resto la missione affidata alla Asl zero è la «razionalizzazione e ottimizzazione dei livelli
di efficacia ed efficienza organizzativa», il mandato è la riorganizzazione e lo sviluppo
dei servizi fondato «al fine di garantire l’equità di accesso ai servizi, la salvaguardia delle
specificità territoriali, nonché la qualità delle prestazioni».
Una novità sarà l’introduzione di un Organismo Indipendente di Valutazione (per la verifica e la valutazione annuale dei risultati delle strutture operative aziendali, dei risultati di gestione dei dirigenti di struttura complessa e di struttura semplice, dei risultati raggiunti dai dirigenti in relazione agli obiettivi assegnati (anche al per l’attribuzione dei
premi). L’organismo avrà il potere, e dovere di comunicare tempestivamente le criticità ai
competenti organi interni di governo e di amministrazione, ma anche alla Corte dei Conti e
al Dipartimento della funzione pubblica. E dovrà anche controllare i risultati della
promozione delle pari opportunità (tra i nuovi organi ci sarà anche un Comitato unico per le pari opportunità, la valorizzazione del benessere di chi lavora e contro le discriminazioni, utile a dirimere litigi in corsia o in sala operatoria).
Tiriamo le somme. Chi ha un minimo di dimestichezza con il linguaggio delle burocrazia
politica e amministrativa sa che la traduzione di queste parole e dei concetti che
rappresentano è esercizio difficile, che la flessibilità regna sovrana. Se tutto quanto scritto
venisse realizzato alla lettera si bloccherebbe il sistema in pochi mesi e sarebbe un
disastro. Cambiare tutto per non cambiare, in sostanza, quasi nulla. Staremo a vedere.
Il secondo punto è ancora più insidioso. Stiamo parlando di una mega struttura che nasce da zero. Per portare a compimento i compiti appena descritti serve gente, tanta gente. Sicura e preparata. Serve tanto personale, serve una organizzazione aziendale strutturata che a sua volta porrà dei problemi di gestione. In ultima analisi si tratta di poltrone, di posti di lavoro, di risorse da impiegare. Funzionerà?
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