Nel primo trimestre del 2025, l’economia italiana mostra segnali di vitalità con una crescita del PIL dello 0,3%, in accelerazione rispetto al +0,2% registrato a fine 2024. Un risultato che consente all’Italia di superare Francia (+0,1%) e Germania (+0,2%), posizionandosi appena sotto la media dell’Eurozona (+0,4%). Meglio solo la Spagna, con un robusto +0,6%.
Il governo Meloni ha accolto con favore questi numeri. Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha parlato di “crescita migliore rispetto ad altri Paesi europei” e di “efficacia delle politiche economiche del governo”. Anche il ministro delle Imprese Adolfo Urso ha sottolineato i progressi nei settori produttivi, come industria e agricoltura.
Tuttavia, l’opposizione non condivide l’ottimismo: il Movimento 5 Stelle definisce la crescita “misera” e il Partito Democratico torna a puntare il dito contro i bassi salari, aggravati anche dall’aumento del cuneo fiscale, che secondo l’OCSE ha raggiunto il 47,1% per i lavoratori single senza figli, ben al di sopra della media OCSE del 34,9%.
A complicare il quadro, l’inflazione che ad aprile è salita dal 1,9% al 2%, con il cosiddetto “carrello della spesa” in aumento al 2,6%, trainato dai prezzi degli alimentari. Questo scenario erode ulteriormente il potere d’acquisto delle famiglie.
Nonostante le tensioni globali, legate soprattutto ai dazi commerciali e alle spese per la difesa, il governo rimane cauto ma fiducioso. Il PIL acquisito per il 2025 si attesta allo 0,4%, vicino alle previsioni del DEF (+0,6%). Giorgetti non esclude una revisione al rialzo, ma invita alla prudenza.
La Banca Centrale Europea, però, mette in guardia: nei Paesi ad alto debito come l’Italia, eventuali margini di flessibilità potrebbero ritardare il calo del debito/PIL previsto inizialmente per il 2027, spostandolo al 2031. La piena attuazione delle riforme e degli investimenti previsti dai Piani di bilancio nazionali resta, secondo la BCE, la chiave per garantire una crescita stabile nel medio-lungo periodo.










