
L’educazione è sempre più a rischio di diventare uno dei settori più trascurati a livello globale. Secondo i dati dell’Ocha, l’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli Affari umanitari, nel 2024 è stato finanziato meno di un terzo dei fondi necessari per l’istruzione, una quota scesa ulteriormente nel 2025. Se questa tendenza non verrà invertita, gli aiuti internazionali all’educazione potrebbero diminuire di oltre 3 miliardi di dollari entro il 2026, con un conseguente aumento dei bambini esclusi dalla scuola, che passerebbero da 272 a 278 milioni nel mondo.
L’allarme è rilanciato anche dall’organizzazione italiana WeWorld, che sottolinea come il sottofinanziamento dell’istruzione rappresenti una minaccia diretta allo sviluppo, alla riduzione delle disuguaglianze e alla stabilità sociale.
Anche in Italia la situazione desta preoccupazione. Secondo la Fondazione Openpolis, il nostro Paese è il terzultimo nell’Unione europea per spesa in istruzione in rapporto al Pil. Nel 2023 l’Italia ha investito il 3,9% del Pil, contro una media Ue del 4,7%, posizionandosi davanti solo a Romania e Irlanda.
I dati Istat confermano criticità strutturali nel sistema educativo. Nel 2024 solo il 66,7% della popolazione tra i 25 e i 64 anni possiede almeno un diploma, quasi 14 punti in meno rispetto alla media europea. Il divario è ancora più marcato nel Mezzogiorno, dove alcune regioni non raggiungono nemmeno il 60%.
Ancora più evidente il ritardo sull’istruzione universitaria: tra i 25 e i 34 anni, solo il 31,6% dei giovani italiani ha un titolo di studio terziario, contro il 44,1% della media Ue. Anche in questo caso pesano le disuguaglianze territoriali e di genere, con percentuali più alte tra le donne e nelle regioni del Nord.
Le difficoltà iniziano già nella prima infanzia. L’offerta di servizi educativi per i bambini tra 0 e 3 anni resta insufficiente e disomogenea, penalizzando soprattutto le regioni del Sud. L’accesso ai nidi varia fortemente in base al livello di istruzione dei genitori, rafforzando le disuguaglianze sociali fin dai primi anni di vita.
A questo si aggiunge un problema di coinvolgimento scolastico. Secondo un sondaggio dell’Unicef Italia, solo il 26% degli studenti si sente realmente coinvolto nella vita della scuola, un dato che solleva interrogativi sulla capacità del sistema educativo di ascoltare e valorizzare la partecipazione dei giovani.
Le prove Invalsi mostrano come una quota rilevante di studenti non raggiunga competenze adeguate in italiano e matematica. Nell’anno scolastico 2024/2025 oltre il 40% degli alunni di terza media non ha raggiunto la sufficienza in queste materie, con picchi particolarmente elevati in Sicilia, Calabria e Sardegna.
Nonostante una lieve riduzione negli ultimi anni, resta significativo anche il fenomeno della dispersione scolastica implicita, che colpisce soprattutto i maschi e gli studenti di prima generazione immigrata, evidenziando fragilità educative ancora profonde.
Questi dati assumono un significato particolare in occasione della Giornata Internazionale dell’Educazione, istituita dalle Nazioni Unite per ribadire che l’istruzione è un diritto fondamentale e uno strumento essenziale per costruire società più giuste e inclusive. Senza un aumento degli investimenti e politiche mirate a ridurre le disuguaglianze, avvertono esperti e organizzazioni internazionali, il rischio è quello di compromettere il futuro di intere generazioni.









