New York si prepara a un voto storico che potrebbe cambiare il volto politico della città. Alla vigilia delle elezioni municipali, il democratico Zohran Mamdani attraversa all’alba il ponte di Brooklyn, lanciando un appello a “voltare pagina” e promettendo “una nuova era per la Grande Mela”.
Il 34enne, di origini sud-asiatiche e di fede musulmana, è infatti in testa nei sondaggi e, in caso di vittoria, diventerebbe il primo sindaco musulmano, millennial e di origine sud-asiatica di New York. La sua figura progressista e simbolica rappresenta un segnale di svolta per una città che ha sempre avuto un ruolo chiave nella politica americana.
Sul fronte opposto, l’ex governatore Andrew Cuomo, sostenuto a sorpresa da Donald Trump, tenta di rimontare. Il tycoon repubblicano ha deciso di appoggiare il suo ex rivale pur di attaccare i democratici, definendo Mamdani “un comunista” e minacciando di tagliare i finanziamenti federali a New York se il candidato progressista dovesse vincere. “Se Mamdani sarà eletto, scatenerò la guerra contro la città”, ha dichiarato Trump, in un tono che ha riacceso lo scontro politico nazionale.
Il voto nella metropoli dei cinque boroughs non è solo una questione locale: rappresenta un test politico cruciale per democratici e repubblicani in vista delle elezioni di metà mandato del prossimo anno. Anche gli Stati di New Jersey e Virginia vanno alle urne per scegliere i nuovi governatori. In Virginia, la democratica Abigail Spanberger appare in vantaggio sulla repubblicana Winsome Earle-Sears, mentre in New Jersey la democratica Mikie Sherrill mantiene un margine ristretto sullo sfidante Jack Ciattarelli.
A New York, intanto, si registra un’affluenza record: oltre 735.000 elettori hanno votato in anticipo, la cifra più alta di sempre per un’elezione non presidenziale. Solo domenica, ultimo giorno utile, si sono recati ai seggi 151.000 cittadini, con una crescita significativa del voto giovanile negli ultimi giorni.
Durante la sua ultima marcia fino al municipio di Manhattan, Mamdani ha ironizzato sull’alleanza tra Cuomo e Trump, definendo il rivale “un burattino del presidente”. Cuomo, costretto a dimettersi nel 2021 per accuse di molestie sessuali, minimizza lo scandalo e insiste che la sfida resta “molto serrata”.
Ma il clima resta teso. Trump, in un’intervista televisiva, ha ribadito di avere il potere di inviare la Guardia Nazionale a New York, come già fatto in altre città, alimentando le preoccupazioni su un possibile scontro istituzionale.
Con i riflettori del mondo puntati sulla Grande Mela, l’elezione del nuovo sindaco assume così un valore che va ben oltre i confini della città: è un referendum politico su Trump, un test per la tenuta dei democratici e, forse, l’inizio di una nuova stagione per New York.










