Ernesto Maria Ruffini, direttore dell’Agenzia delle Entrate, ha rassegnato le dimissioni, adducendo un “cambiamento di clima” come ragione principale. La decisione arriva in un momento di crescenti tensioni tra il governo e l’Agenzia, con il suo operato spesso al centro di critiche politiche.
Ruffini, figura centrale nella modernizzazione del sistema fiscale italiano, ha spiegato di non voler più assistere a una narrazione che dipinge i funzionari dell’Agenzia come “estorsori di un pizzo di Stato” o “sequestratori”. Sebbene non abbia fatto nomi, le sue parole richiamano le dichiarazioni passate della premier Giorgia Meloni e del vicepremier Matteo Salvini, che avevano accusato il fisco di intimidire i contribuenti. Proprio di recente, la Lega aveva contestato l’invio di lettere alle partite Iva, riaccendendo le tensioni.
Dal governo, i commenti sono stati limitati ma significativi. Il sottosegretario Federico Freni (Lega) ha lodato Ruffini come “una persona per bene e un eccellente servitore dello Stato”, pur rispettando la sua scelta. Anche il ministro dei rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, ha sottolineato che un eventuale impegno politico diretto di Ruffini giustifica le dimissioni. Fratelli d’Italia e Forza Italia hanno rivendicato i successi nella lotta all’evasione come merito del governo, più che dell’Agenzia.
Dal fronte dell’opposizione, il Partito Democratico ha espresso apprezzamento per il lavoro svolto da Ruffini. Antonio Misiani, responsabile economico del PD, ha criticato duramente “i politicanti che usano propaganda rozza per favorire gli evasori”. Tuttavia, le dimissioni di Ruffini alimentano speculazioni su un suo possibile ruolo come federatore di un’area centrista dell’opposizione, ipotesi che il diretto interessato ha smentito con un secco “no”.
Durante il suo mandato, Ruffini ha guidato la trasformazione digitale del fisco italiano e promosso una lotta all’evasione che ha prodotto risultati record. Tuttavia, il clima politico e le accuse crescenti hanno reso insostenibile la sua posizione. Il suo addio segna un passaggio cruciale per l’Agenzia delle Entrate e apre interrogativi sul futuro del rapporto tra istituzioni fiscali e politica.










