A un mese dall’incontro in Alaska tra Donald Trump e Vladimir Putin, le speranze di una svolta diplomatica sul conflitto in Ucraina sembrano definitivamente tramontate. Al contrario, il Cremlino ha accusato la Nato di essere «di fatto in guerra con la Russia», dopo gli episodi che hanno visto droni di Mosca sorvolare e violare lo spazio aereo di Polonia e Romania, abbattuti dalle difese locali.
Secondo Dmitry Peskov, portavoce del Cremlino, l’Alleanza Atlantica sta sostenendo direttamente e indirettamente Kiev, mentre Varsavia ribadisce che la Nato non partecipa alle ostilità. La retorica russa, non nuova, appare questa volta più minacciosa alla luce delle recenti incursioni e della reazione militare europea. Anche Dmitry Medvedev ha attaccato l’ipotesi di una no-fly zone sull’Ucraina, definendola «provocatoria».
Sul fronte diplomatico, la Casa Bianca prova ancora a mediare. Trump ha riconosciuto che «l’odio tra Putin e Zelensky è insuperabile» e ha promesso di tentare una nuova iniziativa di dialogo, pur criticando duramente gli alleati europei, accusati di mantenere sanzioni troppo deboli contro Mosca e di continuare a comprare petrolio russo.
Intanto, la Nato ha rafforzato la sorveglianza aerea con l’operazione Sentinella Est, avviata il 13 settembre: Francia, Polonia, Regno Unito, Italia e Svezia hanno messo a disposizione velivoli da combattimento e mezzi di supporto. Londra ha anche convocato l’ambasciatore russo per condannare le violazioni «senza precedenti» dello spazio aereo polacco e romeno.
Sul terreno, proseguono le esercitazioni congiunte tra Russia e Bielorussia, che coinvolgono migliaia di soldati, caccia, bombardieri e sommergibili. Minsk insiste sul carattere difensivo delle manovre, ma l’Ue avverte: occorre «prepararsi a ogni potenziale minaccia». Alla presenza di ufficiali militari americani si affiancano rappresentanti di 23 Paesi, inclusi membri Nato come Turchia e Ungheria.
Il quadro che emerge è quello di una crescente polarizzazione: da un lato l’Occidente, impegnato a rafforzare la difesa dei confini orientali, dall’altro Mosca che accusa la Nato di complicità diretta nel conflitto. In mezzo, lo stallo dei negoziati e un clima di diffidenza che allontana ulteriormente l’ipotesi di un accordo tra Putin e Zelensky.










