L’ultima persona data per dispersa nell’esplosione del deposito Eni a Calenzano è stata ritrovata senza vita, portando il totale delle vittime a cinque. In precedenza, erano stati rinvenuti i corpi di altri due dispersi nell’area della pensilina di carico, luogo critico dell’incidente.
Secondo il presidente della Toscana, Eugenio Giani, la tragedia avrebbe potuto avere conseguenze ancora più devastanti. Accanto alla zona dell’esplosione, infatti, si trovano circa 20 cisterne di carburante, il cui coinvolgimento avrebbe scatenato un disastro ben maggiore.
Feriti e indagini in corso
Dei feriti, i più gravi sono due pazienti ricoverati al centro grandi ustionati di Pisa e una persona in subintensiva a Careggi. Altri feriti meno gravi sono stati dimessi dai principali ospedali della zona. In totale, la tragedia ha coinvolto almeno 27 persone, tra soccorsi immediati e feriti giunti autonomamente in ospedale.
Il procuratore di Prato, Luca Tescaroli, ha avviato un’indagine approfondita, incaricando due esperti di esplosivi, Roberto Vassale e Renzo Cabrino, già noti per il loro lavoro nell’inchiesta sulla strage di Capaci.
In risposta all’incidente, i lavoratori della raffineria Eni di Livorno hanno proclamato uno sciopero di due ore e organizzato un’assemblea di protesta davanti agli stabilimenti. Sindacati e rappresentanti delle RSU denunciano le condizioni di lavoro che continuano a mettere a rischio la vita dei dipendenti. “Non si può morire lavorando,” hanno dichiarato, chiedendo maggiore sicurezza per prevenire tragedie simili.
Questo episodio riaccende il dibattito sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, con un richiamo alle autorità per interventi più incisivi e costanti.










