L’Unione europea si prepara a una lunga stagione elettorale che, tra la fine del 2026 e il 2027, interesserà numerosi Stati membri e potrebbe modificare la composizione politica del Consiglio dell’Unione europea e del Consiglio europeo. Un passaggio significativo anche perché, nelle votazioni a maggioranza qualificata del Consiglio Ue, oltre al numero degli Stati conta la popolazione rappresentata: normalmente servono almeno il 55% dei Paesi membri, pari ad almeno il 65% della popolazione dell’Unione.

Il calendario inizierà già nell’ultimo scorcio del 2026. La Lettonia voterà il 3 ottobre per rinnovare il Parlamento, mentre in Bulgaria il 25 ottobre si terranno le elezioni per il presidente e il vicepresidente della Repubblica, con un eventuale ballottaggio previsto il 1° novembre.

Nel 2027 sarà quindi la volta di altri Paesi. In Estonia le elezioni per il Riigikogu sono fissate per il 7 marzo, mentre in Finlandia le legislative si svolgeranno il 18 aprile. In entrambi i casi il voto metterà alla prova gli attuali equilibri parlamentari e aprirà la strada alla formazione dei nuovi governi.

Particolare attenzione sarà rivolta alla Francia, dove il primo turno delle presidenziali è stato fissato per il 18 aprile 2027, con eventuale ballottaggio il 2 maggio. Marine Le Pen ha annunciato la propria candidatura, mentre la competizione per l’Eliseo si inserisce in un quadro politico fortemente frammentato tra Rassemblement National, sinistra e area centrista.

Alle urne è destinata a tornare anche la Grecia. Il governo di Kyriakos Mitsotakis ha ribadito che le elezioni si terranno nel 2027, con la primavera indicata come possibile periodo, anche se al momento non è stata stabilita una data definitiva.

Un altro passaggio rilevante riguarderà la Spagna. Pedro Sánchez ha confermato che il 2027 sarà l’anno elettorale, precisando però che la scelta della data rientrerà nelle prerogative del presidente del governo. Il confronto vedrà nuovamente al centro socialisti, Partito Popolare e Vox, insieme alle altre forze rappresentate nel Parlamento spagnolo.

Il quadro delineato comprende inoltre le attese elezioni in Slovacchia e Polonia, Paesi nei quali il confronto politico interno assume particolare importanza anche per le diverse posizioni espresse sui principali dossier europei, dalla politica estera al sostegno all’Ucraina.

La sequenza di consultazioni avrà quindi effetti che andranno oltre i confini nazionali. Ogni cambio di governo può infatti modificare la posizione di uno Stato nei negoziati europei e, di conseguenza, gli equilibri necessari per approvare o bloccare decisioni a Bruxelles. Tra sicurezza, economia, politica migratoria, rapporti con Russia e Ucraina e futuro dell’integrazione europea, il ciclo elettorale tra il 2026 e il 2027 rappresenterà uno dei principali passaggi politici per l’Unione dei prossimi anni.