Il futuro dell’ex Ilva di Taranto, ora Acciaierie d’Italia, è sempre più incerto e la situazione viene definita dal governo come “drammatica”. Dopo l’incendio all’altoforno 1 dello stabilimento tarantino, l’esecutivo ha convocato i sindacati a Palazzo Chigi per cercare soluzioni alla crisi, ma per ora mancano risposte concrete. Il tavolo è stato aggiornato all’inizio della prossima settimana, probabilmente a lunedì.

Nel frattempo, continua la protesta degli operai: a Taranto un’ora e mezza di sciopero ha portato al blocco della statale. La richiesta è una sola: garanzie per il futuro, sia sul piano occupazionale che produttivo.

Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, ha aperto l’incontro con i sindacati sottolineando la volontà del governo di “non arrendersi” e di assumersi “la responsabilità di governare la crisi”, anche se molte delle criticità attuali non derivano da scelte dell’attuale esecutivo.

La cassa integrazione è già stata chiesta per 3.926 lavoratori, di cui 3.538 solo a Taranto, dopo il sequestro dell’altoforno a seguito di un grave incidente il 7 maggio. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha espresso preoccupazione per l’impatto del provvedimento giudiziario sul processo di riconversione ambientale, ma ha ribadito l’impegno a perseguire un piano di decarbonizzazione con la costruzione di tre forni elettrici.

Parallelamente, continua la trattativa con il gruppo azero Baku Steel, ma secondo i sindacati mancano ancora elementi fondamentali per portarla avanti. Il segretario generale della Fim-Cisl, Ferdinando Uliano, chiede risorse immediate per “traghettare” l’azienda almeno fino a dicembre. Per Michele De Palma, segretario generale della Fiom-Cgil, lo Stato deve garantire la continuità produttiva e industriale. Sulla stessa linea il leader della Uilm, Rocco Palombella, che rilancia l’ipotesi di nazionalizzazione, considerandola “l’unica soluzione realistica”.

Le sigle metalmeccaniche attendono risposte concrete nel prossimo incontro, e non escludono nuove mobilitazioni, dopo lo sciopero simbolico di quattro ore tenutosi durante il vertice. Inoltre, per lunedì pomeriggio è previsto un altro incontro al Ministero delle Imprese e del Made in Italy dedicato all’indotto.