Scena senza precedenti in Francia: l’ex presidente Nicolas Sarkozy, 70 anni, è stato condannato a cinque anni di carcere per associazione a delinquere nello scandalo dei presunti fondi libici destinati alla campagna elettorale del 2007. La sentenza prevede l’esecuzione provvisoria del mandato di arresto, rendendo Sarkozy il primo ex capo di Stato francese destinato alla detenzione.
La lettura della sentenza, durata quattro ore, ha colpito anche i suoi storici collaboratori Claude Guéant e Brice Hortefeux, condannati rispettivamente a sei e due anni. Pur non essendo mai stati rintracciati i presunti fondi di Gheddafi, i giudici hanno ritenuto provata la volontà di ottenere finanziamenti, sufficiente a configurare il reato.
Sarkozy, che potrà chiedere misure alternative alla detenzione nel carcere parigino de La Santé, ha reagito con rabbia: “Io sono innocente. Questa è un’ingiustizia e un’umiliazione non solo per me, ma per la Francia”. La moglie Carla Bruni, presente in aula insieme ai tre figli, lo ha sostenuto e poi scritto sui social: “Love is the answer. #odiononprevarrà”.
Nonostante il ricorso in appello annunciato dall’ex presidente, la condanna resta esecutiva. Già a dicembre Sarkozy era stato condannato a tre anni nel caso intercettazioni, pena scontata in parte con il braccialetto elettronico. La vicenda divide la politica francese: i Républicains lo difendono, mentre Marine Le Pen ha parlato di trattamento ingiusto, richiamando il proprio caso giudiziario.
Per la Francia si tratta di un colpo durissimo alla credibilità della classe politica e alla fiducia nella giustizia.










