Nel pieno dello shock energetico provocato dalla guerra in Medio Oriente, il vertice congiunto dei ministri delle Finanze e dell’Energia del G7 si è concluso senza decisioni operative immediate. Nonostante le pressioni di alcuni Paesi, non è stato approvato un nuovo rilascio di riserve strategiche di petrolio per contenere i prezzi.
I sette grandi — Stati Uniti, Canada, Giappone, Germania, Francia, Italia e Regno Unito — si sono limitati a ribadire la disponibilità ad adottare “tutte le misure necessarie” in modo coordinato. Tuttavia, il raggiungimento di un comunicato congiunto rappresenta già un risultato significativo, considerando le divergenze tra le diverse economie.
La situazione energetica resta critica. Dopo un temporaneo calo dovuto al rilascio di 400 milioni di barili deciso a marzo, il prezzo del petrolio Brent è tornato a salire oltre i 115 dollari al barile, circa il doppio rispetto ai livelli pre-conflitto. Anche il gas ha registrato un aumento significativo, avvicinandosi ai 60 dollari.
Questo scenario alimenta timori per la stabilità economica globale, con possibili ripercussioni sull’inflazione e sulla crescita.
Dietro la cautela del G7 emergono differenze profonde tra i Paesi membri. Gli Stati Uniti, meno dipendenti dalle importazioni energetiche, mantengono una posizione più fiduciosa: il segretario al Tesoro Scott Bessent ha dichiarato che Washington è pronta a garantire il controllo dello Stretto di Hormuz, nodo cruciale per il commercio globale.
Diversa la situazione in Europa, fortemente esposta alle importazioni di gas e petrolio. Il ministro dell’Economia italiano Giancarlo Giorgetti ha sottolineato l’impatto sulle industrie energivore, che rappresentano una quota significativa della manifattura, chiedendo una risposta “rapida, coordinata e proporzionata”.
L’aumento dei prezzi dell’energia sta già incidendo sulle aspettative di inflazione, soprattutto in Europa, dove i livelli sono tornati a salire. In Germania, ad esempio, l’inflazione è cresciuta sensibilmente in poche settimane, aumentando la pressione sulla Banca Centrale Europea.
Il rischio è quello di nuove strette monetarie, che potrebbero rallentare ulteriormente l’economia. Per evitarlo, si punta a un equilibrio tra interventi mirati contro il caro-energia e politiche che non alimentino ulteriormente l’inflazione.
Il comunicato finale del G7 sottolinea l’impegno a garantire la sicurezza delle rotte energetiche e la continuità degli approvvigionamenti, oltre al sostegno all’Ucraina. Tuttavia, molto dipenderà dall’evoluzione del conflitto in Medio Oriente, considerato da alcuni osservatori una delle più gravi minacce alla sicurezza energetica globale.
Per ora, il vertice si chiude con dichiarazioni di intenti e senza misure concrete, lasciando i mercati e i governi in attesa di sviluppi che potrebbero ridefinire gli equilibri economici internazionali.










