La Striscia di Gaza è sull’orlo di una catastrofe umanitaria senza precedenti. Secondo l’Ufficio governativo per i media, controllato da Hamas, circa 100.000 bambini sotto i due anni – di cui 40.000 neonati – rischiano di morire nei prossimi giorni a causa della totale mancanza di latte artificiale e integratori nutrizionali. La chiusura dei valichi e l’impedimento all’ingresso di beni di prima necessità aggravano ulteriormente la crisi.

Nelle ultime 24 ore almeno cinque persone sono morte di fame, tra cui tre neonati, uno di appena una settimana. Le immagini di corpi scheletrici e ospedali allo stremo raccontano un dramma senza fine.
Regno Unito, Francia e Germania hanno annunciato un piano congiunto di lancio aereo di aiuti, in collaborazione con Giordania e con il via libera di Israele. L’ONU, tuttavia, critica questa strategia definendola “inefficiente e costosa” e chiede l’apertura immediata dei valichi per garantire un accesso diretto e sicuro.

Israele sostiene che Hamas sequestri gli aiuti, ma un’inchiesta del New York Times e i controlli dell’agenzia statunitense USAID non avrebbero trovato prove di furti sistematici. Intanto, decine di migliaia di aiuti umanitari sono andati perduti, lasciati deteriorare sotto il sole ai valichi, con l’esercito israeliano costretto a distruggerli perché scaduti.
Il numero delle vittime a Gaza ha quasi raggiunto i 60.000 dall’inizio del conflitto, mentre bombardamenti e assedi continuano senza tregua. Sul fronte diplomatico, i negoziati per il cessate il fuoco sono in stallo: Donald Trump ha accusato Hamas di non voler davvero un accordo, mentre Hamas denuncia una “politica di fame e sterminio” condotta da Israele contro i civili.

La comunità internazionale resta in allarme, ma la situazione sul campo peggiora di ora in ora, soprattutto per i più piccoli, privi di cibo e cure essenziali.