Con l’arrivo in Egitto dei due inviati del presidente statunitense Joe Biden, del capo negoziatore israeliano, del premier del Qatar e del capo dell’intelligence turca, è entrato nella fase operativa il negoziato per un accordo di pace a Gaza e la liberazione di tutti gli ostaggi.

Le dichiarazioni delle parti coinvolte restano improntate all’ottimismo. Secondo Channel 12, i mediatori del Qatar ritengono possibile annunciare un’intesa entro la fine della settimana e avviare la liberazione degli ostaggi già dalla prossima. Un funzionario della Casa Bianca ha confermato che si registrano “buoni progressi” e che un accordo “potrebbe essere raggiunto entro pochi giorni”.

Più prudente la posizione israeliana. Il ministro degli Esteri turco ha ipotizzato un cessate il fuoco già mercoledì sera, ma da Israele si sottolinea che la tempistica resta incerta.

Il negoziato entra ora nella fase più delicata, quella dello scambio tra ostaggi israeliani e prigionieri palestinesi. Le parti hanno già scambiato le rispettive liste: Hamas avrebbe chiesto la liberazione di un numero maggiore dei 250 detenuti condannati all’ergastolo previsti, inserendo anche nomi come Marwan Barghouti e Ahmad Saadat, ritenuti per Israele una “linea rossa”.

Fonti vicine al gruppo islamista, citate dal Times of Israel, sostengono che Hamas considera il rilascio di Barghouti un punto “centrale e imprescindibile” dell’accordo, ma il premier israeliano Benjamin Netanyahu sarebbe pronto a porre il veto su questo punto.

Restano inoltre da affrontare i nodi del rilascio dei rapiti senza vita, del disarmo di Hamas e del ritiro graduale delle forze israeliane (Idf), temi sui quali il Qatar ha chiesto garanzie precise.

Secondo fonti israeliane, Hamas avrebbe fornito informazioni su circa 20 ostaggi ancora in vita, mentre Israele ha confermato la morte di 26 delle 48 persone sequestrate. Non tutti i corpi sarebbero stati ancora localizzati.

Nonostante le difficoltà, la diplomazia internazionale mantiene cauto ottimismo: la settimana in corso potrebbe segnare un punto di svolta decisivo per la tregua e per il futuro della Striscia di Gaza.