L’Europa potrebbe affrontare una nuova emergenza energetica in caso di inverno particolarmente freddo. A lanciare l’allarme è Alexey Miller, amministratore delegato di Gazprom, secondo cui i ritmi di reintegro degli stoccaggi di gas sarebbero insufficienti a garantire la sicurezza energetica.

Secondo i dati di Gas Infrastructure Europe, al 31 agosto i depositi sotterranei dell’Ue risultavano pieni al 78,68%, ben al di sotto del 93% registrato nello stesso periodo del 2024. L’obiettivo comunitario resta quello di raggiungere il 90% entro il 1° novembre, come previsto dalle norme introdotte dopo la crisi energetica seguita all’invasione russa dell’Ucraina.

Le situazioni nazionali, però, mostrano forti differenze: il Portogallo è quasi saturo (99,95%), mentre la Svezia e i Paesi Baltici sono in forte ritardo, rispettivamente al 50,63% e al 52% (Lituania). La Germania e i Paesi Bassi, che dispongono delle capacità di stoccaggio più elevate, si attestano rispettivamente al 73,56% e al 66,3%. L’Italia, invece, è vicina al target con l’89,26%.

Miller ha parlato di un “divario preoccupante” pari a 18,9 miliardi di metri cubi tra gas consumato e gas reintegrato, accusando l’Europa di sottovalutare la gravità del problema. Le sue dichiarazioni, però, appaiono inevitabilmente condizionate dalla posizione di Gazprom, penalizzata dalle politiche energetiche europee.

A incidere sui livelli di riempimento sono anche i cambiamenti regolatori: Bruxelles ha prorogato fino al 2027 il regolamento sugli stoccaggi, introducendo nuove flessibilità per evitare ulteriori rialzi dei prezzi. Dal prossimo anno gli Stati membri avranno più margine, con la possibilità di raggiungere l’obiettivo tra ottobre e dicembre e con scostamenti consentiti fino al 10-15%.

Per il 2025, tuttavia, resta valido il limite del 90% entro novembre. Resta da vedere se, con due mesi a disposizione, l’Europa saprà colmare il gap e affrontare l’inverno senza nuove tensioni energetiche.