In Germania, l’ascesa dell’Alternative für Deutschland (AfD), finora inarrestabile, potrebbe subire una battuta d’arresto dopo la decisione dell’Ufficio federale per la protezione della Costituzione (BfV), l’intelligence interna, di classificare ufficialmente il partito come “estrema destra”. Secondo il BfV, l’AfD promuove un’idea “etnico-nazionale” incompatibile con i principi democratici dell’ordinamento tedesco.

Immediate le reazioni dei leader del partito, Alice Weidel e Tino Chrupalla, che denunciano un attacco politico volto a ostacolare un partito ormai primo nei sondaggi: “Ci difenderemo”, hanno promesso. Tuttavia, la ministra dell’Interno Nancy Faeser ha difeso la decisione, ribadendo che il BfV ha agito nel rispetto del proprio mandato costituzionale.

La sorveglianza dell’intero partito rappresenta un’evoluzione significativa: finora solo alcune sezioni regionali dell’Est (come Turingia e Sassonia) e l’ex organizzazione giovanile dell’AfD erano sotto osservazione. Ora, l’intero partito sarà soggetto a un monitoraggio più approfondito, pur mantenendo i propri diritti, compresa la possibilità di ricorrere in tribunale, come già annunciato dalla formazione.

La notizia ha avuto eco anche all’estero. Negli Stati Uniti, il senatore Marco Rubio ha parlato di “tirannia mascherata”, mentre il vicepresidente JD Vance ha accusato l’establishment tedesco di ricostruire “un nuovo Muro di Berlino”. In Italia, il vicepremier Matteo Salvini ha definito la mossa “gravissima” e “un furto di democrazia”. Di contro, il ministero degli Esteri tedesco ha replicato che “questa è democrazia” e che “l’estremismo di destra va fermato, come ci insegna la storia”.

La decisione ha acceso il dibattito interno: esponenti di vari partiti, dalla CDU alla Linke, chiedono l’apertura di un procedimento per vietare l’AfD. Il presidente dello Schleswig-Holstein, Daniel Günther, ha ribadito la necessità di una mossa decisa a difesa della democrazia. Tuttavia, il cancelliere Olaf Scholz invita alla prudenza, evitando scelte “avventate”.

Un eventuale procedimento di messa al bando, però, potrebbe durare anni e rivelarsi controproducente: l’AfD potrebbe sfruttare la situazione per rafforzare la sua immagine di vittima dell’establishment e guadagnare ulteriori consensi. Una strategia già in atto, in un contesto in cui il partito ha superato il 20% alle urne e rappresenta una fetta significativa dell’elettorato, soprattutto nell’Est del Paese.