La crisi in Medio Oriente entra in una fase ancora più pericolosa, con lo Stretto di Hormuz al centro dello scontro tra Iran, Stati Uniti e Israele. Teheran ha lanciato nuove minacce sul traffico petrolifero mondiale, mentre proseguono attacchi missilistici, raid aerei e operazioni militari in diversi Paesi della regione. La comunità internazionale teme ripercussioni economiche globali, a partire dal prezzo del greggio.
Le forze armate iraniane hanno dichiarato che non permetteranno il passaggio del petrolio verso Stati Uniti, Israele e i loro alleati. Secondo il comando militare di Teheran, qualsiasi nave legata a questi Paesi sarà considerata un obiettivo legittimo.
L’Iran ha anche avvertito che, se i propri porti dovessero essere attaccati, colpirà tutti i porti della regione. Nelle stesse ore, fonti occidentali hanno riferito del possibile posizionamento di mine navali nello Stretto di Hormuz, notizia però ridimensionata da Washington, che sostiene di avere il controllo della situazione.
Le Guardie Rivoluzionarie hanno inoltre rivendicato attacchi contro alcune navi mercantili nell’area, aumentando il rischio per il traffico commerciale internazionale. Teheran ha avvertito che il prezzo del petrolio potrebbe salire fino a 200 dollari al barile se la crisi continuerà.
La giornata è stata segnata da numerosi attacchi. Missili iraniani sono stati lanciati verso basi militari statunitensi in Iraq e Bahrein e verso Israele, dove forti esplosioni sono state udite nell’area di Tel Aviv, costringendo milioni di persone a rifugiarsi nei bunker.
Le difese aeree saudite e degli Emirati hanno intercettato diversi missili diretti verso installazioni militari nel Golfo. Le autorità locali hanno invitato la popolazione a restare in casa.
Raid israeliani hanno colpito la periferia sud di Beirut e obiettivi nella capitale libanese, mentre negli Stati Uniti il Comando centrale ha avvertito del rischio di attacchi anche contro porti civili iraniani usati per operazioni militari.
Sul piano politico, il presidente americano Donald Trump ha dichiarato che la guerra potrebbe finire presto, sostenendo che le capacità militari iraniane sono state fortemente ridotte. Ha inoltre minacciato di interrompere i rapporti commerciali con la Spagna per la sua posizione sulla crisi.
Dalla Francia, il presidente Emmanuel Macron ha invitato i Paesi del G7 a coordinarsi per garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz e nel Mar Rosso, sottolineando che le capacità militari iraniane non sono state annullate e che il conflitto sta già avendo conseguenze economiche globali.
Intanto un’indagine militare americana avrebbe confermato la responsabilità degli Stati Uniti in un attacco contro una scuola in Iran avvenuto a fine febbraio, che avrebbe causato numerose vittime civili. Washington parla di errore, ma restano dubbi sulle procedure che hanno portato al bombardamento.
Teheran sostiene che dall’inizio del conflitto sono stati uccisi oltre 1.300 civili e colpiti migliaia di obiettivi non militari. All’interno del Paese, le autorità hanno avvertito che eventuali proteste saranno trattate come azioni ostili.
Nel frattempo, diverse nazioni europee stanno rafforzando la presenza navale nel Mediterraneo orientale, mentre cresce il timore che lo scontro possa trasformarsi in una guerra regionale con effetti diretti sull’economia mondiale e sulla sicurezza energetica.










