La guerra in Medio Oriente entra nell’undicesimo giorno con un’escalation militare e diplomatica che coinvolge sempre più attori regionali e internazionali. Al centro della crisi c’è lo Stretto di Hormuz, snodo strategico per il traffico petrolifero mondiale, mentre Stati Uniti, Israele e Iran si scambiano minacce sempre più dure.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha lanciato un avvertimento diretto a Teheran: se l’Iran avesse piazzato mine nello stretto, dovrebbe rimuoverle immediatamente. In caso contrario, ha scritto sul social Truth, le conseguenze militari sarebbero “a livelli mai visti prima”. Trump ha però aggiunto che un eventuale ritiro degli ordigni rappresenterebbe “un passo nella giusta direzione”.

Secondo l’intelligence americana, ci sarebbero segnali che l’Iran stia preparando il dispiegamento di mine nella rotta marittima dello Stretto di Hormuz, passaggio fondamentale per il commercio globale di petrolio. Le tensioni hanno già avuto effetti immediati sui mercati energetici.

Un post del segretario all’Energia statunitense che annunciava la scorta militare a una petroliera nello stretto aveva fatto crollare rapidamente il prezzo del greggio fino al 15%, ma il messaggio è stato poi cancellato. Successivamente la Casa Bianca ha chiarito che nessuna petroliera è stata effettivamente scortata dalla Marina americana.

Da parte iraniana, i Guardiani della Rivoluzione hanno replicato sostenendo che nessuna nave da guerra statunitense “ha osato” avvicinarsi alle acque dello stretto durante il conflitto.

Nel frattempo Washington sta cercando di contenere l’escalation regionale. Gli Stati Uniti avrebbero chiesto a Israele di interrompere gli attacchi contro le infrastrutture energetiche iraniane. Secondo fonti citate da Axios, sarebbe la prima volta dall’inizio della guerra che l’amministrazione Trump tenta di porre limiti all’azione militare israeliana.

La Casa Bianca ha inoltre dichiarato che le forze statunitensi hanno distrutto circa 50 navi iraniane e che il recente aumento del prezzo del petrolio sarà solo temporaneo.

Sul fronte israeliano, il primo ministro Benjamin Netanyahu ha affermato che Israele sta “spezzando le ossa all’Iran”, ma ha chiarito che l’operazione non è conclusa. Le forze israeliane continuano infatti i raid contro obiettivi iraniani e contro infrastrutture di Hezbollah in Libano.

Teheran sostiene di aver risposto con attacchi mirati, tra cui un raid con droni contro un centro militare e un sito di intelligence a Haifa.

Il conflitto ha già provocato pesanti perdite. Secondo fonti del governo iraniano, i morti in Iran dall’inizio della guerra superano le 1.300 persone, tra cui oltre 200 tra donne e bambini.

Nel clima di crescente tensione, il capo del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano, Ali Larijani, ha risposto alle minacce americane con un messaggio diretto a Trump: “State attenti a non essere eliminati voi”.

L’instabilità nella regione ha spinto diversi Paesi a muoversi. Italia, Regno Unito e Germania stanno valutando operazioni congiunte per proteggere le navi commerciali nello Stretto di Hormuz. La Turchia ha annunciato il dispiegamento di sistemi di difesa Patriot, mentre altri Stati stanno rafforzando la presenza militare nel Golfo.

Nel frattempo continuano gli attacchi e gli allarmi missilistici in diverse aree del Medio Oriente, con il rischio crescente che il conflitto si allarghi ulteriormente e coinvolga nuovi attori regionali.