Per il quattordicesimo anno consecutivo, Harvard University si conferma al primo posto nella classifica globale delle università stilata dal Center for World University Rankings (CWUR), seguita dal MIT e da Stanford. Subito dopo, al quarto e quinto posto, troviamo Cambridge e Oxford, le migliori università pubbliche mondiali.
Nonostante il dominio nelle prime posizioni (otto su dieci sono statunitensi), gli Stati Uniti stanno progressivamente perdendo la leadership: solo 40 università americane hanno migliorato la propria posizione rispetto al 2024, mentre ben 264 sono scese. Il declino è attribuito in gran parte ai tagli ai finanziamenti pubblici e a tensioni legate alla libertà accademica. L’università pubblica americana più alta in classifica è Berkeley, al 12° posto.
Per la prima volta, la Cina supera gli Stati Uniti per numero di università presenti nella classifica Global 2000, con 346 istituzioni, grazie a massicci investimenti pubblici. Il 98% degli atenei cinesi ha migliorato le proprie performance, inclusa la prestigiosa Tsinghua University (37° posto). Tutti e nove gli atenei della “C9 League” cinese hanno registrato progressi significativi.
Sessantasei università italiane sono presenti nella classifica 2025, ma l’80% ha perso posizioni rispetto all’anno precedente. Il peggioramento è legato soprattutto alla scarsa performance nella ricerca e al limitato supporto finanziario. Solo 10 università italiane migliorano, mentre 53 arretrano.
In vetta alle italiane c’è La Sapienza di Roma (125° posto), seguita da Padova (178°), Milano (191°), Bologna (204°), Torino (242°), Napoli Federico II (243°), Firenze (274°), Genova (286°), Pisa (288°) e Pavia (327°). Secondo il presidente del CWUR, Nadim Mahassen, l’Italia rischia di perdere ulteriore terreno se non rafforzerà gli investimenti in ricerca e istruzione.
Con 621 università nella Global 2000, l’Europa mantiene una forte presenza, ma soffre il confronto con la crescente competitività asiatica. Il Regno Unito, ad esempio, vanta Cambridge e Oxford nei primi 5 posti, ma il 75% dei suoi atenei perde posizioni. Anche Francia (71 università) e Germania (69) mostrano una netta flessione.
Le prime dieci università europee includono, oltre a Cambridge e Oxford, anche PSL (Francia, 19°), UCL (20°), ETH Zurich (32°) e Copenhagen (38°).
La crescita della Cina contrasta con il declino del Giappone, dove il 91% delle università ha perso terreno. La University of Tokyo è ancora la migliore in Asia (13° posto), seguita da Kyoto e dalla Seoul National University.
Anche l’India ha registrato un bilancio positivo, con 39 atenei in crescita.
Altri continenti
Oceania: le università australiane si confermano forti, con New South Wales (52°) e Melbourne (64°) in testa.
America Latina e Caraibi: guida la classifica l’Università di San Paolo (118°), seguita da atenei in Messico, Argentina, Cile e Brasile.
Africa: le migliori sono Città del Capo (275°) e Witwatersrand (292°), entrambe sudafricane.
La classifica CWUR 2025, basata su 74 milioni di dati relativi a istruzione, occupabilità, corpo docente e ricerca, mostra un panorama in rapido mutamento, con l’Asia in forte ascesa, l’America in affanno e l’Europa che rischia di perdere il passo. In questo scenario competitivo, anche l’Italia è chiamata a rivedere le proprie priorità strategiche per restare rilevante nel contesto accademico internazionale.










