La nave Libra ha raccolto un altro piccolo gruppo di migranti destinato al trasferimento in Albania, composto attualmente da 6-8 persone. Tuttavia, il piano di trasferimento, voluto dal governo e sancito dal recente decreto sui “Paesi sicuri”, sta incontrando ostacoli legali nei tribunali italiani, che continuano a non convalidare i trattenimenti dei migranti nei centri, ritenendo insufficiente la lista dei Paesi designati come “sicuri”.
Oggi, il tribunale di Catania ha emesso un’ulteriore sentenza contro il trattenimento di alcuni richiedenti asilo provenienti da Egitto e Bangladesh, motivando la decisione con la presenza, in questi Paesi, di gravi violazioni dei diritti umani, tra cui pena di morte e sparizioni forzate. Anche i giudici di Roma e Bologna hanno seguito questa linea, bloccando il trattenimento di migranti e richiedendo chiarimenti alla Corte di giustizia europea, in merito alla prevalenza del diritto comunitario rispetto alle normative italiane.
Queste decisioni hanno generato una forte reazione nel governo italiano, con il vicepremier Matteo Salvini che ha attaccato i giudici accusandoli di “non applicare le leggi” e di rendere l’Italia “insicura”. Anche esponenti di Fratelli d’Italia, come il capogruppo Tommaso Foti e il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli, hanno accusato la magistratura di interferire con le decisioni legislative, rivendicando la sovranità del Parlamento.
L’opposizione ha risposto criticando il piano del governo e chiedendo la sospensione dei trasferimenti in Albania, ritenuti un “gioco pericoloso” per le istituzioni. Nonostante le polemiche, il piano prosegue: la Libra ha prelevato oggi altri migranti, che verranno trasferiti a Shengjin per le procedure di identificazione e successivamente al centro di Gjader, sempre in attesa della convalida da parte dei tribunali italiani.
Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha espresso fiducia nella prosecuzione del progetto Albania, annunciando ricorso in Cassazione contro le decisioni negative dei tribunali e precisando che dal 2026 entrerà in vigore un regolamento europeo che richiederà ai Paesi di frontiera, come l’Italia, un’azione più coordinata sulla gestione dei migranti.










