Sconcertante. Paradossale. Una alleanza politica – di centro destra -che ha in completamente in mano una delle regioni più importanti del paese si è messa in crisi da sola per una mera questione di spartizione del potere. Gli uomini di Tajani pretendono di più, l’unica consigliere rimasta della Lega sta forse pensando di cambiare aria, FDI non sembra disposta a cedere nulla. Tutto per delle poltrone, insomma. Una situazione che si trascina da mesi, che non sembra avere sbocchi e che paralizza l’attività della Regione con il rischio che tutto finisca fuori controllo. Forza Italia tiene per il collo il governatore, fa mancare il numero legale e a far saltare le sedute delle commissioni. Nel linguaggio parlamentare si definiva questa una azione di filibustering, e si sta dimostrando estremamente efficace. E’ in discussione – per modo di dire visto che non si riesce a far partire una seduta -il bilancio consolidato. Il tempo stringe e in consiglio regionale da settimane giace, in attesa di approvazione, il Documento economico-finanziario regionale, il Defr. Rocca cerca di prendere in mano la situazione ma non riesce a venire a capo del problema. Dice ad alta voce che non è un tecnico di passaggio, che ha il potere e che lo userà, che può sparigliare e ridistribuire le deleghe. Ma se Forza Italia non ci sta, se esce dalla giunta e garantisce solo l’appoggio esterno? L’opposizione intanto festeggia e i cittadini restano a guardare. Probabilmente senza capire fino in fondo.
Proviamo a ricostruire lo scenario per entrare nel cuore della crisi. E’prima di tutto una questione di numeri, di un aggiornamento fisiologico della mappa politica che di fatto ha cambiato gli equilibri. Tutto comincia dopo le Europee, Forza Italia ha raggiunto il 7,34% dei voti nel Lazio (la Lega il 6,6%) e chiede un rimpasto e un riequilibrio in Giunta. Dalle regionali Lega e Forza Italia erano uscite appaiate, 8,5% i leghisti e 8,4% i forzisti, con 3 consiglieri eletti ciascuna e ciascuna 2 assessori. Ma poi due leghisti hanno lasciato il gruppo e sono entrati in FI, seguiti a ruota da due grillini. Il gruppo di Forza Italia è così raddoppiato, passando da 3 a 7 eletti (più l’ottavo, il consigliere di Noi Moderati alleato strutturale di FI). Ma sempre con 2 assessori in Giunta. Come la Lega, che però è rimasta con un unico eletto. Gli otto di Forza Italia sono ora un numero sufficiente a bloccare il consiglio facendo mancare il numero legale. Cosa che avviene in estate con grande strepito mediatico. E con gli assessori di Forza Italia che disertano un paio di volte anche la Giunta (pur continuando a mandarvi i loro provvedimenti per approvazione). La richiesta degli uomini di Tajani è un assessore in più oppure un maggior peso in Aula, ad esempio, con un cambio alla presidenza. C’è un mezzo accordo, mescolare le deleghe: agli Azzurri l’urbanistica (oggi alla Lega) e il cinema (oggi a Rocca). Alla Lega, la protezione civile (oggi a Rocca). Con una richiesta in più maturata negli ultimi giorni: a FI anche la vicepresidenza della Giunta, con un elegante passo indietro di Roberta Angelilli (FdI).
Sembra fatta ma Fratelli d’Italia (egemone grazie ai numeri) si mette di traverso, la Angelilli non si tocca. C’era l’ipotesi di Luisa Regimenti (Forza Italia), attuale assessore regionale al Personale, al posto di Roberta Angelilli . Ma Rocca a questo punto blinda la sua vice con un messaggio chiaro: “Sono orgoglioso di averla come vicepresidente”. E Fazzone, plenipotenziario degli Azzurri con l’aperto appoggio del leader Tajani, ordina ai suoi di accelerare il filibustering, il boicottaggio delle commissioni. O vi arrendete o l’incubo della uscita dalla Giunta e la condizione-ricatto dell’appoggio esterno si concretizza. E salta di nuovo la riunione della Commissione Bilancio dove i forzisti non entrano.Rocca prova ad alzare i toni, «è stata fatta un’offerta a Forza Italia e siamo alle battute finali. Io sono pronto a qualsiasi soluzione»., dice. Ritirare le deleghe e redistribuirle «è l’extrema ratio». Quale sarà allora la soluzione che ha in mente Rocca? Un rimpasto completo dell’esecutivo? O una mediazione dell’ultima ora porterà almeno ad una tregua armata?
(Paolo Dordit)










