In Italia è acceso il dibattito sul tema dell’immigrazione, a seguito della sospensione da parte del Tribunale di Roma del trattenimento di sette richiedenti asilo, trasferiti in un centro italiano in Puglia anziché rimpatriati in Albania. Il Tribunale ha sospeso il giudizio in merito, rimettendo la decisione alla Corte di Giustizia Europea, a fronte del recente decreto sui “Paesi sicuri” voluto dal governo italiano per accelerare i rimpatri.
L’aggiornamento della lista dei Paesi ritenuti sicuri, introdotto come norma primaria dopo una precedente bocciatura, non ha portato i risultati sperati dall’esecutivo, che mira a semplificare i rimpatri di migranti provenienti da tali Paesi. La decisione del Tribunale di Roma ha scatenato reazioni politiche contrastanti. Il Vicepremier Matteo Salvini ha criticato la magistratura, definendo la decisione “politica” e dannosa per la sicurezza degli italiani. L’Associazione Nazionale Magistrati ha ribadito l’incompatibilità della nuova norma con il diritto europeo, dichiarando legittimo il rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia.
Il Partito Democratico, attraverso la deputata Debora Serracchiani, ha criticato la gestione del governo, sostenendo che i continui trasferimenti aggravano la situazione dei migranti e pesano sul bilancio dello Stato. Anche Enrico Borghi di Italia Viva ha chiesto al ministro dell’Interno di riferire in Senato per chiarire la strategia delle forze di polizia coinvolte.
Forza Italia, rappresentata da Maurizio Gasparri, ha chiesto un’ispezione nei confronti della giudice Silvia Albano, accusata di anticipare la decisione del Tribunale in un evento di Magistratura Democratica, mentre il Movimento 5 Stelle ha denunciato quello che considera un attacco all’ordinamento repubblicano.
Le opposizioni, come Europa Verde e Arci, hanno definito il protocollo albanese uno strumento di propaganda, auspicandone l’abolizione. La questione resta aperta in attesa del pronunciamento della Cassazione, previsto per il 4 dicembre, che dovrà chiarire se i giudici italiani debbano attenersi alla lista governativa dei Paesi sicuri o possano agire in autonomia.










