Le Asl dicono agli istituti di arrangiarsi, la risposta è: non spetta a noi fare il vostro lavoro. E si rischia il collasso. Le classi in presenza diminuiscono giorno dopo giorno. Ma è anche boom di docenti malati e mancano i supplenti.  i contagi sono troppi e con le nuove regole date dal Governo la situazione nelle Aziende Sanitarie Locali così è ingestibile. Mancano uomini e mezzi. Troppe comunicazioni da controllare. Ma il governo è distratto e pensa ad altro

 

Di Giulio Terzi

 

Che sarebbe stata dura si sapeva, e le assicurazioni del ministro Bianchi erano state prese con una alzata di spalle. Ma le decisioni del governo e del pool di esperti per gestire insieme scuola e covid, lezioni, quarantene, contagi si sono rivelate un boomerang e hanno messo in crisi l’intero sistema. Presidi disperati e in rivolta, Asl in preda ad una crisi di nervi e incapaci di gestire due emergenze insieme. Un disastro. Le classi in presenza diminuiscono giorno dopo giorno, quasi impossibile gestire le aule divise tra Didattica a distanza e Didattica digitale integrata. Ma è anche boom di docenti malati e mancano i supplenti, i dirigenti scolastici si impuntano, non spetta a loro fare il lavoro della Asl, le quali alzano bandiera bianca: i contagi sono troppi e con le nuove regole date dal Governo la situazione è ingestibile. Mancano uomini e mezzi. Troppe comunicazioni da controllare.

 

Partiamo dal quadrante Asl. Troppi contagi, con le nuove regole la situazione è ingestibile e le Aziende sanitarie locali sono in tilt. ” altre mansioni sia stato da settimane spostato sulla gestione dei casi di Covid, le risorse non sono sufficienti. Mancano uomini e mezzi. Le Asl sono costrette a un infinito numero di diverse valutazioni seguendo il labirinto normativo che nessuno si è preoccupato di modificare e che di fatto viene aggiornato continuamente in corso d’opera. Le difficoltà maggiori sono legate agli studenti. Mentre nelle scuole materne la quarantena di dieci giorni scatta con un solo bambino contagiato dal virus, alle elementari un caso porta a disporre il tampone a tempo zero per tutti i contatti, che proseguono con l’attività in presenza per poi ripetere il tampone dopo cinque giorni. E già in questo caso organizzare il servizio per effettuare centinaia e centinaia di tamponi al giorno, nonostante siano stati potenziati i drive in, non è semplice. I dati cambiano nell’arco della stessa giornata, fare tutte le chiamate diventa impossibile. Pochi addetti  e troppe comunicazioni da controllare. Se i positivi aumentano, è necessario riorganizzare tutto anche per la quarantena e la Dad. Siamo oltre il caos.
Aggiungiamo che proprio alle elementari il sistema ideato dalla politica non fa distinzioni tra vaccinati e non, frenando così la stessa campagna vaccinale che, per quanto riguarda la fascia d’età 5- 11 anni, nel Lazio sinora conta oltre 110mila somministrazioni, ma vede solo il 9,89% dei bambini con due dosi e solo il 28,67% con una dose. Alle scuole medie e superiori va pure peggio. Al primo caso positivo scatta l’autosorveglianza per tutta la classe e l’attività prosegue, con due contagi vanno in Dad solo i non vaccinati, i vaccinati con due dosi da più di 120 giorni e i guariti da più di 120 giorni e con più di tre casi utilizzano tutti per dieci giorni la Didattica a distanza. Che fare? Dare le diverse indicazioni ai referenti Covid degli istituti scolastici e  far fare a loro le comunicazioni a studenti e famiglie. Essendo migliaia le classi in cui si registrano contagi, nelle Aziende romane più grandi non è però più sufficiente neppure delegare. Fanno scattare direttamente Dad e quarantena, chiedendo ugualmente alle scuole di occuparsi delle informazioni. Non bisogna dimenticare che chi è impegnato a gestire la pandemia deve occuparsi anche di mille altre cose. Quindi girare la palla alle scuole. Che facciano da sole, che si arrangino

Apriti cielo, la risposta è una aperta rivolta. Non siamo più disposti a caricarci di incombenze che non ci spettano”. I presidi di Roma e del Lazio lo dicono a chiare lettere, nel solco del comunicato pubblicato dall’associazione nazionale di categoria sul proprio sito ufficiale. Se non è una rottura netta poco ci manca. La protesta si accentua.  Dopo mesi trascorsi a collaborare, nel tentativo di superare le criticità di una quarta ondata che sta mettendo in ginocchio le scuole di ogni ordine e grado tra isolamenti fiduciari, quarantene e conseguente uso diffuso della didattica a distanza, il rapporto tra Asl e dirigenti scolastici sembra essere giunto ad un punto critico. Il primo passo i presidi lo hanno fatto a livello nazionale. Nel documento uscito sabato 22 gennaio, l’Anp denuncia: “I dirigenti non si occupano più di questioni scolastiche  – si legge – ma esclusivamente di problemi sanitari e para-sanitari. Ricevono a tutte le ore, sette giorni su sette, notizie relative agli esiti dei tamponi degli alunni e ci si aspetta che provvedano istantaneamente a modificare l’organizzazione del servizio e a comunicarlo alle famiglie. Sono sottoposti a una pressione psicologica senza precedenti da parte dei genitori che, ovviamente, chiedono loro conto della farraginosità della procedura e dell’inerzia delle Asl”. Cristina Costarelli, dirigente del liceo Newton a Roma e presidente dell’Anp regionale è durissima: “Non è nelle competenze di noi dirigenti dare disposizioni di sorveglianza sanitaria – spiega in un’intervista a un quotidiano locale – perché dovrebbe essere l’Asl. Invece ci viene detto chiaramente di non riuscire ad assicurare la gestione operativa dei casi secondo le tempistiche previste. Noi comprendiamo le difficoltà, ma non può ricadere tutto sulle scuole, alle quali si chiede di sostituirsi all’autorità sanitaria disponendo sorveglianze e calcolandone la durata in un quadro che si evolve di ora in ora”. Non è una polemica sul principio, ma una pragmatica presa d’atto. I presidi ricevono gli esiti dei tamponi anche alle nove o dieci di sera e devono prendere a tamburo battente delle decisioni per il giorno successivo. Impossibile raggiungere un accordo con le Asl su degli orari precisi e compatibili?La seconda questione è tecnica-amministrativa. Le richieste delle Asl sono illegittime, i presidi dipendono dal loro ministero, non sono tenuti a rispondere  alle disposizioni di un’amministrazione differente, tanto più se non c’è supporto normativo. Dopo quattro mesi di scuola in presenza e con le spalle cariche degli effetti delle vacanze di Natale, la misura da parte dei dirigenti scolastici sembra colma. Il messaggio è chiaro: ogni istituto si muoverà in autonomia, ma chi riterrà di volersi fermare nel dare disposizioni di sorveglianza al posto della Asl, lo farà. Il governo ha qualcosa da dire?