Si prospetta un ampliamento dell’inchiesta della Procura di Milano sul sistema arbitrale italiano, un’indagine che ha già riacceso forti polemiche nel mondo del calcio. Al centro del fascicolo ci sarebbero presunti meccanismi irregolari nelle designazioni arbitrali e nella gestione delle partite, con possibili favoritismi e violazioni dei principi di correttezza e trasparenza.
A far emergere il caso è stato l’ex guardalinee di Serie A Domenico Rocca, che già lo scorso luglio aveva presentato un esposto dettagliato accompagnato da una testimonianza. Secondo il suo racconto, esisterebbe un sistema capace di “alterare i regolamenti” per favorire determinati interessi, tutelare figure interne e influenzare l’andamento delle gare. Rocca avrebbe inoltre indicato una serie di partite in cui sarebbero stati compromessi i principi di lealtà sportiva.
Nel frattempo, l’indagine ha già portato a sviluppi concreti: il designatore arbitrale Gianluca Rocchi e il supervisore Var Andrea Gervasoni hanno ricevuto un invito a comparire per interrogatori fissati il 30 aprile. Entrambi si sono autosospesi e risultano indagati per concorso in frode sportiva dal pubblico ministero Maurizio Ascione. L’attenzione degli inquirenti, però, si estende anche ad “altre persone” non ancora formalmente indicate, lasciando ipotizzare un numero più ampio di soggetti coinvolti, inclusi possibili legami con alcuni club.
Tra gli sviluppi più rilevanti c’è anche la posizione di Daniele Paterna, inizialmente convocato come testimone e successivamente indagato per falsa testimonianza. Una circostanza che rafforza l’idea di un quadro investigativo in evoluzione e potenzialmente più complesso di quanto emerso finora.
Le accuse riguarderebbero anche singoli episodi specifici. Tra questi, presunti condizionamenti nella gestione Var durante la partita Udinese-Parma del marzo 2025 e sospetti di favoritismi nelle designazioni arbitrali, come nel caso di Bologna-Inter dell’aprile 2025, dove sarebbe stato scelto un arbitro ritenuto “gradito”. Un’altra ipotesi investigativa riguarda presunti accordi per evitare la designazione di direttori di gara non apprezzati da alcune squadre.
Dal canto suo, il presidente dell’Inter, Giuseppe Marotta, ha respinto ogni coinvolgimento del club, dichiarando l’assoluta estraneità della società e negando l’esistenza di preferenze sugli arbitri.
Sul piano istituzionale e sportivo, la vicenda ha riacceso il dibattito sulla governance del calcio italiano. Il procuratore federale Giuseppe Chinè ha ricordato che una precedente indagine sportiva non aveva rilevato violazioni disciplinari, almeno per quanto riguarda uno degli episodi contestati. Tuttavia, nuovi elementi emersi dalle dichiarazioni di Rocca potrebbero ora riaprire il quadro.
Intanto, non mancano le tensioni anche sul fronte politico. Il partito Lega ha chiesto il commissariamento della FIGC, denunciando una crisi profonda del sistema calcio. Più prudente il presidente della Lega Serie A, Ezio Simonelli, che invita ad attendere l’esito delle indagini prima di trarre conclusioni.
Con interrogatori imminenti e nuove possibili iscrizioni nel registro degli indagati, l’inchiesta milanese si avvia dunque a entrare in una fase cruciale. Resta da chiarire se le accuse porteranno alla conferma di un sistema strutturato di irregolarità o se, al contrario, si ridimensioneranno alla luce degli accertamenti giudiziari.










