“La più rossa delle linee rosse”: così un alto funzionario iraniano, citato da Reuters, ha definito l’eventualità di un attacco diretto contro la Guida Suprema Ali Khamenei da parte di Israele o degli Stati Uniti. Una tale azione – ha avvertito la fonte – segnerebbe la fine di ogni possibilità di negoziato e scatenerebbe una risposta “senza limiti e senza restrizioni”.
Intanto, secondo fonti internazionali, l’Iran vive un momento di gravissima instabilità interna. La leadership starebbe facendo fatica a mantenere la catena di comando, complici l’isolamento di Khamenei – che sarebbe nascosto in un rifugio sotterraneo – e le perdite subite dalle forze armate e dai Pasdaran a causa dei raid. Il quotidiano Axios riporta che proprio queste difficoltà avrebbero fatto naufragare un tentativo di mediazione promosso dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan, con l’appoggio del presidente statunitense Donald Trump.
Secondo la rete Iran International, Khamenei avrebbe già trasferito temporaneamente parte dei suoi poteri al Consiglio dei Guardiani della Rivoluzione, accelerando di fatto un processo di riequilibrio del potere interno a favore dell’ala militare, a scapito dell’autorità religiosa. Questo cambiamento strutturale nel regime iraniano, da tempo ipotizzato da alcuni osservatori, starebbe trovando conferma anche nel ritorno dei posti di blocco dei Basiji per le strade di Teheran, segno evidente di una crescente preoccupazione per l’ordine pubblico.
La crisi economica, aggravata dal blocco di molte attività e dall’esodo della popolazione dalla capitale, sta ulteriormente destabilizzando il Paese. In parallelo, crescono le speculazioni sulla successione di Khamenei, oggi 86enne. Secondo il New York Times, sarebbero stati individuati tre potenziali successori, ma nessuno di essi includerebbe il figlio Mojtaba, da tempo considerato il più influente consigliere dell’attuale Guida.
L’eventualità di un attacco diretto a Khamenei allarma anche altri leader religiosi sciiti. Il Grande Ayatollah Ali al Sistani, massima autorità spirituale in Iraq, ha lanciato un monito sulle “conseguenze disastrose” che la sua uccisione potrebbe generare in tutta la regione, alimentando il caos e la mobilitazione delle comunità sciite in Paesi strategici come Iraq e Bahrein, dove si trovano importanti presenze militari americane.
In un contesto regionale già infiammato, l’Iran appare oggi in bilico tra l’escalation incontrollata e una trasformazione interna senza precedenti, mentre la comunità internazionale osserva con crescente apprensione lo sviluppo di una delle crisi più gravi dalla fine della guerra Iran-Iraq.










