Dopo ore di incertezza e tensioni diplomatiche, arriva il via libera di Teheran alla ripresa dei colloqui con gli Stati Uniti. I negoziati si terranno a Islamabad, sotto la mediazione del Pakistan, e vedranno la partecipazione di figure di primo piano come il vicepresidente americano JD Vance e il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf.
La conferma della partecipazione iraniana è giunta dopo un lungo braccio di ferro, durante il quale Teheran aveva preso tempo, anche sotto la pressione interna delle Guardie Rivoluzionarie. Decisivo sarebbe stato il via libera della guida suprema, che ha sbloccato l’invio della delegazione.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha commentato con fermezza l’avvio dei colloqui, sottolineando che l’Iran “non ha altra scelta che raggiungere un accordo” e ribadendo la contrarietà a un prolungamento del cessate il fuoco. Washington mantiene infatti una linea dura: in assenza di progressi concreti, resta sul tavolo l’ipotesi di nuove azioni militari.
Nonostante il via libera ai negoziati, il clima resta estremamente fragile. Nelle ore precedenti si erano rincorse indiscrezioni su un possibile rinvio o addirittura annullamento della missione diplomatica americana, segno delle profonde divergenze tra le parti, soprattutto sul dossier nucleare.
Sul piano internazionale, cresce la preoccupazione per le conseguenze del confronto. L’Unione europea, attraverso l’Alto rappresentante Kaja Kallas, ha auspicato un’estensione della tregua per favorire una soluzione diplomatica, mentre si lavora anche a nuove sanzioni contro chi ostacola la navigazione nello Stretto di Hormuz, area strategica per i traffici energetici globali.
Nel frattempo, continuano accuse reciproche di violazioni del cessate il fuoco e tensioni sul campo, tra operazioni militari, incidenti navali e crisi energetiche potenziali. Teheran ha ribadito la propria disponibilità a rispondere “in modo deciso” a eventuali nuove azioni ostili, mentre Washington insiste sulla necessità di un accordo rapido.
I colloqui di Islamabad rappresentano quindi un passaggio cruciale: da un lato, l’ultima occasione per consolidare una tregua già precaria; dall’altro, il rischio concreto di una nuova escalation in Medio Oriente in caso di fallimento della via diplomatica.