Martedì pomeriggio l’ufficio del primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu ha annunciato che l’esercito (IDF) è pronto ad attuare “qualsiasi decisione” presa dal gabinetto politico-militare. Una dichiarazione che prelude a una possibile svolta nella guerra a Gaza: secondo fonti dei media israeliani, Netanyahu intende portare giovedì al voto del governo la proposta di occupare integralmente la Striscia, compresa Gaza City e i campi centrali, aree finora evitate per la presenza di ostaggi.
L’intelligence ritiene che in quelle zone siano detenuti circa 50 ostaggi, ma solo una ventina di loro sarebbero ancora in vita. Per questo, fino ad ora, le operazioni militari si erano concentrate altrove, nel tentativo di evitare vittime tra i prigionieri.
Il capo di stato maggiore Eyal Zamir si è detto contrario all’operazione, giudicandola rischiosa e logisticamente complessa. Tuttavia, ha chiarito che rispetterà ogni decisione del governo, smentendo di aver minacciato le dimissioni, come ipotizzato da alcuni media. Zamir ha anche revocato lo stato d’emergenza militare attivo dal 7 ottobre, riducendo di fatto la presenza di soldati in riserva e segnando la fine dell’operazione “Carri di Gedeone”.
Durante la riunione ristretta di tre ore – alla quale hanno partecipato solo Netanyahu, Zamir, il ministro della Difesa Israel Katz e Ron Dermer, consigliere del premier – sono emerse forti divergenze tra l’esecutivo e l’IDF. L’esercito ha da sempre espresso riserve sull’allargamento dell’operazione militare all’intera Striscia, anche per motivi pratici: evacuare un milione di persone, costruire nuovi campi profughi e gestire una popolazione civile non rientrerebbero nelle competenze militari.
Le fratture si estendono anche all’interno del governo. Il ministro Itamar Ben Gvir ha invocato apertamente l’obbligo dell’IDF di obbedire agli ordini politici, mentre Gideon Sa’ar, favorevole a un accordo con Hamas, ha difeso il diritto dell’esercito di esprimere liberamente le proprie valutazioni strategiche.
Nel frattempo, i familiari degli ostaggi hanno definito l’eventuale decisione di conquistare Gaza “una condanna a morte” per i loro cari. Il dibattito si è intensificato dopo la diffusione di video scioccanti che mostrano due ostaggi in gravi condizioni, che Netanyahu potrebbe usare come leva emotiva per giustificare l’escalation.
La situazione ha spinto l’ONU a convocare una sessione urgente del Consiglio di Sicurezza, dove è intervenuto anche il ministro Sa’ar e, da remoto, il fratello di uno degli ostaggi.
L’equilibrio tra obiettivi militari, pressioni politiche e la sorte degli ostaggi rende questa fase della guerra particolarmente delicata e carica di tensioni interne. La decisione finale sul destino della Striscia di Gaza potrebbe arrivare nelle prossime ore, con conseguenze decisive per il conflitto e per la stabilità della regione.










