La fragile tregua nella Striscia di Gaza è ufficialmente terminata. Dopo la ripresa dell’offensiva militare israeliana, che ha già causato oltre 500 vittime, tra cui 190 bambini, Hamas e i ribelli Houthi hanno risposto con attacchi missilistici senza precedenti su Tel Aviv e Gerusalemme. Le sirene dell’allarme antiaereo sono risuonate in entrambe le città, segnando un’escalation nel conflitto.

Secondo l’Idf (Forze di Difesa Israeliane), durante la notte un missile proveniente dallo Yemen ha colpito Tel Aviv, mentre gli Houthi hanno successivamente rivendicato un attacco ipersonico contro l’aeroporto Ben Gurion. A metà giornata, tre razzi sono stati lanciati da Gaza verso il centro di Israele, seguiti da un ulteriore attacco su Gerusalemme in serata. Hamas ha dichiarato che si tratta di una ritorsione contro i “massacri sionisti contro i civili” nella Striscia.
Di fronte agli attacchi, Israele ha intensificato l’offensiva. Dopo aver colpito il nord e il centro di Gaza, l’Idf ha annunciato l’avvio di operazioni di terra a Rafah, nel sud della Striscia, con l’obiettivo di eliminare le infrastrutture terroristiche. Il ministro della Difesa Yoav Gallant ha assicurato che l’esercito proseguirà con la campagna fino a raggiungere tutti gli obiettivi prefissati.

La strategia israeliana gode del sostegno della Casa Bianca: la portavoce Karoline Leavitt ha dichiarato che il presidente Donald Trump supporta pienamente Israele nelle sue azioni militari.
Mentre il governo prosegue con l’offensiva, cresce l’opposizione interna. Le famiglie degli ostaggi israeliani ancora detenuti da Hamas stanno protestando da giorni contro la ripresa della guerra, che considerano una “condanna a morte” per i loro cari.

Le manifestazioni hanno raggiunto il culmine a Gerusalemme, dove si sono verificati scontri con la polizia, e a Tel Aviv, dove il malcontento è aumentato dopo la decisione del premier Benjamin Netanyahu di rimuovere il capo dello Shin Bet, Ronen Bar. Il voto per il licenziamento, previsto per giovedì, è stato posticipato a causa delle tensioni politiche.

Anche il presidente israeliano Isaac Herzog ha lanciato un appello al governo, chiedendo di ascoltare le famiglie degli ostaggi e di evitare ulteriori divisioni nel Paese.
Nonostante l’escalation militare, ci sono timidi segnali di riapertura diplomatica. Secondo fonti vicine ad Hamas, il gruppo sarebbe disposto a discutere una nuova tregua a condizione di passare direttamente alla Fase 2 dell’accordo di cessate il fuoco. Una delegazione palestinese è attesa al Cairo per incontrare alti funzionari egiziani, mentre mercoledì una delegazione dell’Idf ha già avuto colloqui con il capo dell’intelligence egiziana Hassan Rashad.

Mentre il conflitto si intensifica, la comunità internazionale resta in attesa di capire se prevarrà la linea della guerra o quella del dialogo.