Alle 20, durante il principale telegiornale israeliano, una fonte vicina all’ufficio del primo ministro ha lanciato un annuncio drammatico: “La decisione è stata presa. Occuperemo la Striscia di Gaza.” Secondo quanto riportato, il governo di Benjamin Netanyahu sarebbe pronto a ordinare un’operazione militare su larga scala contro Hamas, ritenuta ormai l’unica opzione rimasta per liberare gli ostaggi e sconfiggere il gruppo terroristico dopo settimane di stallo nei negoziati.
Fonti di stampa, come Ynet, riferiscono che Netanyahu avrebbe ottenuto anche l’assenso da parte di Donald Trump per questa iniziativa, a seguito di una missione del suo inviato speciale Steve Witkoff. Stati Uniti e Israele, secondo quanto trapelato, ritengono che Hamas non voglia davvero un accordo.
Tuttavia, la posizione non è unanime all’interno delle istituzioni israeliane. Il capo di stato maggiore Eyal Zamir ha avvertito che un’occupazione della Striscia potrebbe richiedere anni. La risposta da parte dell’entourage del premier è stata brutale: “Se non è d’accordo, si dimetta.” Secondo alcuni analisti, l’annuncio potrebbe anche essere una mossa tattica per fare pressione su Hamas, ormai considerata una forza che “non ha più nulla da perdere”.
L’operazione militare, se formalizzata, dovrà essere approvata dal gabinetto di sicurezza. L’obiettivo dichiarato: sradicare Hamas e liberare gli ostaggi. Netanyahu, intanto, ha parlato nuovamente con Vladimir Putin e ha promesso agli Stati Uniti un incremento nel passaggio di aiuti umanitari per la popolazione civile di Gaza. Ma combinare operazioni militari e convogli umanitari si preannuncia estremamente complesso.
Il clima in Israele è sempre più teso dopo la diffusione dei video degli ostaggi ventenni Evyatar David e Rom Breslavski, visibilmente denutriti e in condizioni critiche. La Croce Rossa Internazionale e l’Organizzazione Mondiale della Sanità hanno chiesto con forza il rilascio immediato e senza condizioni degli ostaggi, denunciando il trattamento degradante e la mancanza di cibo e cure mediche.
Nel frattempo, il governo israeliano ha votato all’unanimità la rimozione della procuratrice generale Gali Baharav-Miara, figura in contrasto con Netanyahu anche sul caso delle presunte tangenti dal Qatar. Tuttavia, la Corte Suprema ha sospeso la decisione in attesa dei ricorsi presentati.
In risposta alla crisi, decine di ex leader dei servizi di sicurezza israeliani – tra cui figure storiche del Mossad, dello Shin Bet e delle Forze armate – hanno pubblicato un video chiedendo la fine della guerra. Anche 600 ex funzionari hanno firmato una lettera indirizzata a Donald Trump per sollecitare la cessazione delle ostilità.
Infine, l’amministrazione americana ha annunciato che non concederà fondi federali per la gestione delle catastrofi naturali agli stati e alle città statunitensi che boicottano aziende israeliane, un segnale forte della Casa Bianca a favore di Israele in un momento cruciale.










