L’Italia si conferma tra i Paesi più longevi al mondo, con una speranza di vita alla nascita che nel 2024 ha raggiunto gli 83,4 anni. Un risultato in costante crescita negli ultimi decenni, come evidenziato dal rapporto dell’Istat “La salute: una conquista da difendere”, che analizza l’evoluzione della salute nel Paese.
Dal 1990 a oggi, l’aspettativa di vita è aumentata di circa 8 anni per gli uomini e di 6,5 anni per le donne, arrivando rispettivamente a 81,5 e 85,6 anni. Tuttavia, persistono forti differenze territoriali: si va da valori inferiori agli 82 anni in alcune regioni del Sud a oltre 86 anni in aree del Centro, segno di un sistema sanitario e di condizioni socio-economiche non uniformi.
Tra le principali cause di questo aumento vi è il drastico calo della mortalità infantile, oggi tra i più bassi al mondo, insieme ai progressi della medicina, alla diffusione dei vaccini, al miglioramento delle condizioni igieniche e alimentari e all’introduzione di un sistema sanitario pubblico universalistico.
Come sottolinea l’epidemiologo Giovanni Rezza, la riduzione delle malattie infettive grazie a vaccini e antibiotici ha avuto un ruolo decisivo nell’allungamento della vita media.
Se da un lato si vive più a lungo, dall’altro cresce il peso delle patologie cronico-degenerative legate all’invecchiamento. Tumori e malattie cardiovascolari rappresentano oggi le principali cause di morte, mentre aumenta anche la diffusione di diabete e ipertensione.
Particolarmente rilevante è il fenomeno della multimorbilità, ovvero la presenza contemporanea di più malattie nella stessa persona, che interessa già circa 13 milioni di italiani.
Nonostante ciò, negli ultimi trent’anni è diminuita la percentuale di persone che dichiarano di stare male: dal 8% del 1995 al 5,5% nel 2025. I miglioramenti più significativi si registrano tra gli anziani, soprattutto tra gli over 85, dove la percezione negativa della salute si è ridotta sensibilmente.
L’invecchiamento della popolazione pone nuove sfide per il sistema sanitario e sociale. Secondo gli esperti, sarà fondamentale rafforzare il Servizio sanitario nazionale, garantendo equità territoriale e capacità di risposta alle nuove esigenze di cura.
Il futuro della longevità italiana, dunque, non dipenderà solo dal vivere più a lungo, ma dalla capacità di assicurare una buona qualità della vita anche negli anni più avanzati.










