In un clima di massima tensione e sotto pressione per l’offensiva israeliana, la Guida Suprema dell’Iran, l’Ayatollah Ali Khamenei, si troverebbe nascosto in un bunker, tagliato fuori da ogni comunicazione tracciabile. Secondo il New York Times, che cita fonti anonime della sicurezza iraniana, Khamenei avrebbe nominato tre possibili successori, escludendo sorprendentemente il figlio Mojtaba. Inoltre, avrebbe stilato una lista di ufficiali da promuovere nel caso altri comandanti venissero eliminati.

Nonostante l’isolamento, il rischio di rivolte interne sarebbe attualmente basso: l’attacco israeliano, infatti, avrebbe rafforzato l’unità tra le diverse fazioni del regime, facendo “serrare i ranghi” anche tra la popolazione, spinta da un crescente sentimento nazionalista. Sui social iraniani, volti pubblici come il calciatore Saeid Ezzatollahi hanno lanciato messaggi patriottici, affermando che “il suolo iraniano è la nostra linea rossa”.

Khamenei, 86 anni, debilitato fisicamente da un attentato subito nel 1981, non avrebbe risposto nemmeno ai tentativi di contatto del presidente Masoud Pezeshkian e del ministro degli Esteri Abbas Araghchi, che cercavano la sua autorizzazione per un incontro con gli Stati Uniti a Istanbul, promosso da Recep Tayyip Erdogan.

Nel frattempo, l’intelligence iraniana sarebbe in piena caccia ai collaboratori del Mossad, ritenuti responsabili del clamoroso fallimento della sicurezza interna che ha permesso l’eliminazione di numerosi comandanti iraniani. Il regime ha reagito con un blackout delle comunicazioni esterne e un blocco di internet, mentre a Teheran sono stati attivati numerosi check point dei Pasdaran. In questo clima teso, le autorità hanno persino lanciato un ultimatum: chi si consegna entro domenica non verrà giustiziato.

Il futuro della leadership resta incerto. Dopo la morte del presidente Ebrahim Raisi, ritenuto il successore designato di Khamenei, il campo è rimasto aperto. Tra i nomi in circolazione, secondo il New York Times, figurano Alireza Arafi e Hashem Hosseini Bushehri, entrambi 66enni, membri influenti del clero sciita e delle istituzioni teocratiche. Tuttavia, la lista non è stata confermata ufficialmente e alcune milizie filoiraniane ne negano persino l’esistenza.