La cucina italiana entra ufficialmente nella lista dei patrimoni culturali immateriali dell’umanità dell’Unesco. La decisione è stata approvata all’unanimità dal Comitato intergovernativo riunito a New Delhi, sancendo per la prima volta il riconoscimento di un’intera tradizione gastronomica nazionale.

L’annuncio è stato accolto con un lungo applauso e ha dato il via ai festeggiamenti in tutta Italia, culminati con un’illuminazione speciale del Colosseo. Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha espresso il suo compiacimento, definendo il riconoscimento un successo che accresce il prestigio del Paese nel mondo.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha celebrato la cucina italiana come “un formidabile ambasciatore” della cultura nazionale, capace di accompagnare il turismo e rappresentare l’identità del Paese a livello globale. Presente a New Delhi anche il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha sottolineato come il traguardo valorizzi l’intera filiera agroalimentare italiana e il suo ruolo di dialogo e cooperazione internazionale.

La proclamazione è stata accolta con entusiasmo da molti chef italiani — tra cui Massimo Bottura, Alessandro Circiello, Massimo Oldani e Niko Romito — mentre non sono mancate opinioni critiche, come quella di Arrigo Cipriani, secondo cui la cucina italiana è troppo diversificata per una definizione unitaria. Slow Food, invece, ha salutato il riconoscimento come un tributo alla biodiversità e all’artigianalità, e chef Gianfranco Vissani lo ha interpretato come un ritorno alla cucina autentica, lontana da mode effimere.

Grande soddisfazione è arrivata anche dal mondo agricolo e agroalimentare: da Confagricoltura, Coldiretti, Cia, Copagri, Fedagripesca, fino alle associazioni del settore vino. Per Lamberto Frescobaldi, presidente dell’Unione italiana vini, si tratta di un riconoscimento “alla carriera” destinato a durare nei secoli.

A evidenziare il peso economico del settore è il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, secondo cui la cucina italiana vale 251 miliardi di euro e cresce del 4,5% annuo; il solo turismo enogastronomico ha generato nel 2024 oltre 40 miliardi di euro.

Dietro la candidatura, curata da Pier Luigi Petrillo, un lavoro complesso che ha portato l’Unesco a riconoscere per la prima volta una cucina nazionale nel suo insieme, valorizzandone diversità, tradizioni e trasmissione generazionale.

L’Unesco ha sottolineato che la cucina italiana “enfatizza l’intimità con il cibo, il rispetto per gli ingredienti e i momenti condivisi attorno alla tavola”, radicandosi in pratiche anti-spreco e in una ricca memoria culturale che continua a unire generazioni.