La Global Sumud Flotilla, composta da circa 50 imbarcazioni, ha annunciato che non attraccherà a Cipro, rifiutando l’ipotesi di deviazione proposta dall’Italia: l’obiettivo dichiarato rimane quello di raggiungere direttamente Gaza e rompere l’assedio.

Israele ha ribadito la sua contrarietà: il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar ha avvertito che Tel Aviv non permetterà l’ingresso in quella che definisce una “zona di combattimento attiva”, né la violazione del blocco navale. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha espresso forte preoccupazione, ricordando che la flottiglia si trova ancora a 450 miglia dalle acque contese e che, una volta fuori dalla giurisdizione internazionale, la sicurezza non potrà più essere garantita.

La Farnesina ha diffuso una nota ai partecipanti italiani – tra cui quattro parlamentari – sconsigliando di proseguire e offrendo assistenza a chi decidesse di fermarsi in Grecia. Tuttavia, gli attivisti hanno respinto ogni mediazione: dopo aver già rifiutato proposte di Tel Aviv (trasferimento degli aiuti via Ashkelon o Ashdod) e il piano italiano con il Patriarcato latino di Gerusalemme, ribadiscono che l’iniziativa non è solo umanitaria ma anche politica, “una presa di posizione contro il genocidio e per la giustizia”.

Intanto la flotta si muove da Creta verso est: serviranno circa quattro giorni per raggiungere le acque contese, ma il maltempo potrebbe complicare la navigazione. Le navi militari italiane e spagnole presenti nell’area – tra cui la fregata Fasan e, a breve, l’Alpino – hanno compiti limitati alla tutela dei cittadini italiani, senza intenzione di scortare la flottiglia o confrontarsi con Israele.

I rischi restano alti, anche alla luce del precedente del 2010, quando l’intervento dell’Idf contro la Freedom Flotilla causò dieci morti. L’Italia tenta ancora una mediazione diplomatica, mentre crescono le pressioni politiche interne: Crosetto invita alla cautela, il Pd auspica che resti aperto un canale di dialogo. La rotta di collisione, però, appare sempre più probabile.