A un passo dall’esercizio provvisorio, la Camera approva in via definitiva la legge di bilancio per il 2026. Il governo tira un sospiro di sollievo dopo un rush finale caratterizzato da tensioni e proteste. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni definisce la manovra “seria e responsabile”, costruita in un contesto difficile e con risorse limitate concentrate su “famiglie, lavoro, imprese e sanità”.

Il provvedimento, composto da 973 commi per un valore di circa 22 miliardi, passa con 216 voti favorevoli, 126 contrari e 3 astenuti, dopo un iter accelerato tra commissione e Aula.

Le opposizioni contestano duramente il testo, accusando il governo di aver prodotto una legge “di austerità”, orientata “ai più ricchi” e lontana dalle priorità degli italiani. La segretaria del Pd Elly Schlein denuncia tagli a trasporti, scuola e sanità e definisce la manovra “un insieme di promesse tradite”, mentre il M5s parla di “disastro Meloni” e Iv di un “compitino fatto male”.

Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti respinge le critiche, sostenendo che gli interventi favoriscono i redditi medio-bassi e consentono di recuperare il fiscal drag. Tra le misure rivendicate figura la detassazione dei rinnovi contrattuali, destinata — spiega — a produrre “aumenti concreti” per i lavoratori.

Restano in fermento i temi previdenziali: secondo il Pd, la bocciatura di un ordine del giorno in Aula lascia presagire nuovi tentativi di revisione delle regole sulle pensioni nel 2025. Giorgetti apre alla possibilità di bloccare l’aumento dell’età pensionabile previsto dal 2027, qualora i conti pubblici lo permettano.

Acceso anche il dibattito sulle spese militari: M5s e Avs parlano di “economia di guerra”, mentre il governo sottolinea che ogni decisione dipenderà dall’eventuale uscita dell’Italia dalla procedura europea di infrazione, prevista per la primavera.

Le opposizioni lamentano un esame parlamentare sempre più limitato a una sola Camera, con un monocameralismo di fatto che svuota il dibattito. L’esecutivo, dal canto suo, auspica una riforma della legge di contabilità per permettere un confronto più ampio nelle future manovre, in vista di quella del 2027 che precederà le prossime elezioni politiche.