Com’è difficile comunicare la Sanità
Raccontare (dall’esterno) la sanità è tutt’altro che facile. Spesso anche gli addetti ai lavori faticano a capire, a farsi capire, ad esprimersi. E la quotidianità dei media è fatta di fake news, di notizie mal spiegate, di comunicazioni frammentarie e inadeguate. Un argomento sui quali si pontifica molto, sui quali si fa una facile accademia. Inaugurazioni, tagli di nastri, facce sorridenti, sempre sorridenti. Pare che uomini e donne della sanità – visti attraverso i social – non facciano altro che sorridere. Si può comunicare meglio? Certamente. Ma non tutti i manager della sanità ne sono pienamente consapevoli. E non sempre hanno alle spalle dei team di comunicatori adeguati. Anzi. Invale il principio che va fatto un comunicato quando proprio non se ne può fare a meno, o c’è qualcosa da annunciare o c’è qualcosa da cui difendersi. Al resto ci pensano (quasi sempre in modo inadeguato) i social. Diciamo sempre che i Dg ci devono mettere la faccia, che devono stare in mezzo alla platea degli utenti, sempre riconoscibili e sempre raggiungibili. E’ facile parlare con fine retorica della sanità vicina ai bisogni della gente. Parole. Tra i tanti parametri di valutazione c’è anche questo, e non è il meno importante. Questa settimana vogliamo sottolineare l’impegno di Rosaria Marino (Asl Roma 4) e di Sabrina Cenciarelli (Asl Latina) Poi ci sono i soliti noti, Giuseppe Quintavalle (Asl Roma 1) Livio De Angelis (IFO), Cristina Matranga (Spallanzani), Narciso Mostarda (Ares 118) , Angelo Aliquò (San Camillo), Francesco Amato (Asl Roma 2). E, ancora, Francesca Milito (S.Andrea), Laura Figorilli (Asl Roma 3).










