La Sumud Flotilla, con a bordo circa cinquanta attivisti, ha ripreso la navigazione da Creta nonostante defezioni e attacchi subiti nei giorni scorsi. La meta resta la Striscia di Gaza, ma le interlocuzioni con il governo italiano e con partner internazionali si intensificano in cerca di una soluzione alternativa per garantire l’arrivo degli aiuti umanitari.

La portavoce della delegazione italiana di Global Movement to Gaza, Maria Elena Delia, rientrata a Roma, ha avuto un colloquio telefonico con il ministro degli Esteri Antonio Tajani. Gli attivisti ribadiscono la volontà di proseguire, ma aprono a una mediazione per un corridoio umanitario stabile. Tajani ha nuovamente sconsigliato di forzare il blocco, definendo la rotta “pericolosa”, e ha informato la premier Giorgia Meloni.

Tra le opzioni discusse c’è la proposta del Patriarcato latino di Gerusalemme: sbarco della flotta a Cipro, trasferimento degli aiuti ad Ashdod e poi ingresso a Gaza attraverso il corridoio umanitario aperto dalle Misericordie Amalthea. Un’alternativa che però non convince del tutto gli attivisti. Più favorevole invece l’ipotesi di un approdo in Egitto, vicino al valico di Rafah, con consegna dei carichi alle organizzazioni già operative sul territorio.

Il governo italiano ha inviato una nave militare a distanza di sicurezza per eventuali soccorsi, ma ha escluso la possibilità di una scorta armata. Anche Frontex ha chiarito che la protezione della Flotilla non rientra nel suo mandato, respingendo le richieste di oltre cinquanta eurodeputati che avevano sollecitato un intervento.

Gli attivisti sottolineano che, malgrado i sabotaggi e i rischi di nuovi attacchi, la missione continua: “Nonostante tutto andiamo avanti – spiegano – per rompere l’assedio e portare aiuti a Gaza”.