
Si è concluso dopo 423 giorni l’incubo di Alberto Trentini, il cooperante italiano detenuto in Venezuela da oltre 14 mesi. Trentini è stato liberato nella tarda serata di domenica dal carcere di El Rodeo, a Caracas, insieme all’imprenditore piemontese Mario Burlò, anch’egli arrestato da circa un anno. In Italia era notte fonda quando i due hanno varcato i cancelli del penitenziario, ponendo fine a una vicenda lunga e dolorosa.
La svolta è arrivata al termine di una trattativa complessa e riservata, condotta dalle autorità italiane attraverso molteplici canali diplomatici. Un’accelerazione decisiva si è registrata nelle ultime 72 ore, dopo mesi di stallo e incertezze, anche nel contesto dei recenti sviluppi internazionali legati al Venezuela.
A dare l’annuncio ufficiale è stato il ministro degli Esteri Antonio Tajani nelle prime ore di lunedì: “Ho parlato con i nostri connazionali, sono in buone condizioni e rientreranno presto in Italia”. Poco dopo, anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha espresso soddisfazione per l’esito della vicenda, ringraziando le autorità venezuelane per la collaborazione. Dopo la scarcerazione, Trentini e Burlò sono stati accompagnati all’ambasciata italiana a Caracas.
Nei primi momenti di libertà, Trentini ha raccontato di una liberazione improvvisa e inattesa, precisando di non aver subito torture durante la detenzione. Il cooperante ha potuto contattare subito i genitori, Armanda ed Ezio, che hanno vissuto con angoscia i lunghi mesi di prigionia. Alla famiglia è giunta anche la telefonata del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha condiviso la gioia per la conclusione positiva di una vicenda segnata da grandi sofferenze.
Ora il rientro in Italia: un volo di Stato riporterà a casa i due connazionali, con arrivo previsto nelle prime ore del mattino all’aeroporto di Ciampino. Sarà l’atto finale di una trattativa che ha attraversato fasi difficili, soprattutto nei primi mesi, quando non si conosceva nemmeno il luogo di detenzione di Trentini e da Caracas filtravano accuse vaghe e mai chiarite.
Durante la prigionia, il cooperante ha potuto contattare l’Italia solo poche volte, con brevi telefonate dal carcere di massima sicurezza. L’ultima visita dell’ambasciatore risale a fine novembre. Le speranze avevano rischiato di spegnersi all’inizio di gennaio, quando il nome di Trentini non era comparso tra quelli dei primi detenuti liberati dalle autorità venezuelane.
Determinante, nelle ore finali, il lavoro congiunto della Farnesina, dell’intelligence italiana, della diplomazia vaticana e dell’amministrazione statunitense. A sancire l’accordo, la telefonata del ministro degli Esteri venezuelano a Tajani con l’annuncio ufficiale della liberazione.
Alberto Trentini era arrivato in Venezuela nell’ottobre di due anni fa per una missione umanitaria con le ong Humanity e Inclusion. Il 15 novembre, mentre si spostava da Caracas a Guasdalito, era stato fermato a un posto di blocco e arrestato senza spiegazioni. Da quel momento era iniziata una lunga odissea, conclusasi ora con il ritorno alla libertà.









