Dopo un anno di attesa, è finalmente online la Piattaforma nazionale sulle liste d’attesa, uno strumento annunciato dal ministro della Salute per garantire maggiore trasparenza sui tempi di accesso alle prestazioni sanitarie. I primi dati – relativi ai primi cinque mesi dell’anno – offrono un quadro con elementi positivi ma anche criticità evidenti, soprattutto per quanto riguarda le prestazioni non urgenti.

Il servizio sanitario nazionale dimostra una buona capacità di risposta per le visite ed esami urgenti, rientrando quasi sempre nei tempi previsti:

  • Classe U (Urgente): entro 72 ore

  • Classe B (Breve): entro 10 giorni
    Ad esempio, le prime visite oncologiche vengono erogate entro 2-3 giorni se classificate come urgenti, mentre gli esami di imaging (TAC, RX, risonanza) spesso vengono eseguiti in giornata.

Tuttavia, non mancano eccezioni anche tra le urgenze, come colonscopie con attese fino a 190 giorni, o ritardi in gastroscopie ed elettromiografie.

La situazione si complica quando si passa alle prestazioni con priorità differibile (entro 30-60 giorni) o programmabile (entro 120 giorni). Anche se le medie restano spesso nei tempi previsti, le differenze territoriali e la forbice dei tempi di attesa sono molto ampie:

  • Visita oculistica programmabile: da 20 a 239 giorni

  • Visita dermatologica: da 32 a 253 giorni

  • Ecografia capo e collo: da 15 a 254 giorni

  • Spirometria: da 14 a 203 giorni

  • Mammografia: da 14 a 320 giorni (nonostante la media si collochi tra i 62 e i 110)

  • Colonscopia: fino a 360 giorni

Un dato incoraggiante riguarda il milione di prenotazioni effettuate nei fine settimana, segno di un tentativo di ampliare la disponibilità. Tuttavia, fino al 60% dei cittadini rifiuta la prima proposta del CUP, contribuendo a prolungare i tempi di attesa.

La piattaforma rappresenta un primo passo verso la trasparenza, ma è ancora incompleta e priva di dati locali. Mentre per le urgenze il sistema regge, per le visite e gli esami programmabili le attese restano troppo lunghe e disomogenee, con forti squilibri territoriali. Il monitoraggio e le politiche di contrasto dovranno essere intensificati per garantire davvero un accesso equo e tempestivo alle cure per tutti.