Un nuovo fronte di scontro si apre sulla legge di bilancio dopo la riformulazione, da parte del governo, di una serie di emendamenti che puntano a rafforzare le capacità industriali della difesa e a tutelare gli interessi essenziali della sicurezza dello Stato. Il testo fa riferimento in particolare alla produzione e al commercio di armi, materiale bellico e sistemi d’arma.

La proposta prevede che, tramite decreti dei ministeri della Difesa e delle Infrastrutture, vengano individuate attività, aree e progetti infrastrutturali destinati alla realizzazione, all’ampliamento, alla conversione e allo sviluppo delle capacità industriali del comparto difesa. L’obiettivo dichiarato è garantire sicurezza nazionale e potenziare una filiera ritenuta strategica in un contesto internazionale segnato da forti tensioni geopolitiche.

La misura ha però suscitato dure reazioni dalle opposizioni, che parlano di un vero e proprio blitz all’interno della manovra. Angelo Bonelli di Alleanza Verdi e Sinistra ha definito la proposta “gravissima”, accusando il governo di voler trasformare l’economia italiana in un’“economia di guerra”. Secondo Bonelli, la scelta di incrementare la spesa militare fino al 5% del Pil, pari a circa 100 miliardi di euro l’anno, avverrebbe a discapito di settori fondamentali come pensioni, scuola, sanità e trasporto pubblico.

Le critiche si estendono anche alla gestione della crisi industriale, in particolare nel settore dell’automotive. Per Avs, il governo risponderebbe alle difficoltà produttive non con innovazione e riconversione ecologica, ma con la conversione delle fabbriche verso la produzione di armamenti.

Il provvedimento resta al centro del confronto parlamentare, inserendosi in una manovra già segnata da forti tensioni politiche e da un acceso dibattito sulle priorità economiche e sociali del Paese.