Dopo una notte di forte tensione, il centrodestra riesce solo temporaneamente a rimettere in carreggiata l’esame della manovra economica. Per gran parte della giornata i lavori in commissione proseguono senza ulteriori scossoni, consentendo l’approvazione di alcune misure-chiave: dal controverso emendamento sull’oro di Bankitalia, definito “appartenente al Popolo Italiano”, all’allentamento delle norme sugli affitti brevi, fino al ritorno dell’iperammortamento e al raddoppio della Tobin tax.

La tregua, però, dura poco. In serata il governo presenta un nuovo emendamento, costringendo a rinviare nuovamente il via libera della commissione e riaprendo un confronto interno che lascia emergere fratture nella maggioranza. La premier Giorgia Meloni convoca un vertice urgente a Palazzo Chigi con i vicepremier e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, dopo che alcune misure — dalla riforma del Tfr per i neoassunti alle norme per le imprese come Transizione 5.0, caro-materiali e Zes unica — erano rimaste escluse dal testo.

Secondo fonti della maggioranza, molte di queste disposizioni potrebbero confluire in un decreto da varare entro fine anno. In un colpo di scena, però, il governo annuncia l’arrivo in commissione di un nuovo emendamento che dovrebbe reinserire almeno in parte le norme per la crescita e potrebbe riaprire la discussione anche sul tema del silenzio-assenso per il Tfr dei neoassunti.

Le opposizioni colgono l’occasione per denunciare il caos nella gestione della manovra. Per il Pd, il ministro Giorgetti sarebbe stato “sfiduciato dalla sua stessa maggioranza”, mentre la segretaria Dem Elly Schlein parla di una maggioranza “rottasi nella notte”. Giuseppe Conte (M5s) definisce le ultime ore “una notte di follia”, denunciando il taglio di risorse destinate alle imprese. Tra i voti favorevoli della giornata figurano anche: modifiche sugli affitti brevi e sui dividendi; la cosiddetta “tassa sui pacchi”; nuovi voucher per le scuole paritarie, che potranno anche essere esentate dall’Imu su decisione dei Comuni; misure per rafforzare la capacità produttiva e commerciale del settore della difesa.

Via libera anche a una versione ridimensionata del Piano Casa: 10 milioni nel 2026 più 50 milioni già previsti per il disagio abitativo. Una cifra giudicata “ridicola” dalle opposizioni, che abbandonano l’Aula al momento del voto.

Si affaccia infine l’ipotesi di replicare un “tesoretto parlamentare” sul modello dello scorso anno, con una lista di micro-interventi territoriali richiesti dai senatori. Ulteriori novità sono attese alla ripresa dei lavori, dopo il deposito del nuovo maxi-emendamento da parte del governo.