Mario Draghi, ex presidente della BCE e figura chiave nella salvezza dell’euro, lancia un appello deciso per il futuro dell’Europa: “O cambia, o sarà una lenta agonia”. Draghi avverte che l’Europa è di fronte a una “sfida esistenziale” e deve diventare più produttiva per evitare di dover ridimensionare le proprie ambizioni. Propone un’iniezione di investimenti tra i 750 e gli 800 miliardi di euro all’anno, un importo simile a un doppio Piano Marshall, pari al 4,7% del PIL europeo, e suggerisce l’emissione di nuovo debito comune sul modello del Recovery Fund.

Tuttavia, questa proposta incontra una forte resistenza, in particolare da Berlino. Ursula von der Leyen e il ministro delle Finanze tedesco, Christian Lindner, respingono l’idea di un nuovo debito comune come soluzione ai problemi strutturali dell’Europa. Draghi, nel presentare il suo rapporto di 400 pagine sulla competitività dell’Unione, sollecita una serie di riforme per rafforzare l’unità europea e superare il voto unanime che spesso paralizza le decisioni, favorendo invece una maggioranza qualificata e una cooperazione rafforzata tra i governi volenterosi.

Secondo Draghi, l’Europa deve puntare su investimenti nella difesa, nell’innovazione e nell’energia, con nuove regole per il debito e maggiore flessibilità sugli aiuti di Stato. L’ex premier italiano sottolinea l’urgenza di una risposta unificata per affrontare le sfide globali, un richiamo che trova eco anche in Italia, con esponenti politici e industriali che riconoscono la necessità di un cambiamento radicale.

Nonostante le resistenze, Draghi rimane fiducioso, ribadendo che solo nell’unità l’Europa potrà trovare la forza per riformarsi e affrontare le sfide future.