Alla vigilia del suo atteso incontro con Donald Trump a Mar-a-Lago, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha denunciato uno dei più intensi bombardamenti russi degli ultimi mesi: quasi 500 droni e 40 missili lanciati in dieci ore contro Kiev e altre regioni del Paese. Un’offensiva che, secondo Zelensky, rivela “il vero atteggiamento di Vladimir Putin”, privo di qualunque volontà negoziale.

Il bilancio è grave: due vittime, decine di feriti e oltre un milione di famiglie senza elettricità e riscaldamento. Mosca rivendica intanto la conquista delle città orientali di Myrnohrad e Huljaipole. L’attacco ha provocato reazioni immediate anche fuori dall’Ucraina: la Polonia ha fatto decollare i caccia e guidato la risposta europea, denunciando l’aggressione russa “nonostante la disponibilità di Zelensky a fare concessioni”.

In Canada, il premier Mark Carney ha ribadito la necessità di “una Russia realmente disposta a collaborare”, mentre in Europa è tornato a riunirsi il cosiddetto “formato di Berlino”, che comprende Germania, Francia, Italia, Regno Unito, Paesi Bassi, Scandinavia, Ue e Nato. Tutti i leader coinvolti hanno riaffermato il sostegno a Kiev e la necessità di garanzie di sicurezza “specifiche e affidabili”. La premier italiana Giorgia Meloni ha sottolineato l’importanza di mantenere un fronte unito per spingere Mosca a un negoziato reale e non imposto.

L’obiettivo condiviso è sostenere Zelensky anche nel delicato confronto con Trump, definito dagli europei imprevedibile. Subito dopo l’incontro di Mar-a-Lago, è previsto un nuovo vertice Ue–Ucraina. Il presidente ucraino chiede però un sostegno più robusto: più armi, più risorse e l’attuazione rapida del prestito ponte europeo da 90 miliardi, parte della strategia di Bruxelles per garantire una “pace giusta e duratura” e accompagnare Kiev verso l’adesione all’Ue.

Zelensky ha affrontato anche i temi più complessi del negoziato, come Donbass e centrale nucleare di Zaporizhzhia, ammettendo l’esistenza di proposte di compromesso legate al congelamento del conflitto sulle attuali linee del fronte, con zone cuscinetto demilitarizzate e possibili ritiri di truppe. Un’ipotesi che, se confermata, costituirebbe la concessione territoriale più esplicita ventilata finora.

Il leader ucraino guarda anche oltre la guerra: con Washington si lavora a una roadmap per la ricostruzione fino al 2040, dal valore stimato tra 700 e 800 miliardi di dollari. Ma sul suo governo pesa anche la pressione interna: l’agenzia anticorruzione ucraina ha annunciato una nuova indagine che coinvolgerebbe alcuni deputati, un’ulteriore sfida mentre il Paese continua a combattere su più fronti.