Dopo l’abolizione del test d’ingresso tradizionale, si delineano le nuove regole per l’accesso alla facoltà di Medicina. Al termine del semestre aperto, gli studenti dovranno affrontare tre esami – Chimica e propedeutica biochimica, Fisica e Biologia – ognuno da sei crediti formativi. Ogni prova consisterà in 31 domande a risposta multipla da completare in 45 minuti. Sono previsti due appelli per materia, con almeno quindici giorni di distanza tra loro, e la possibilità di rifiutare il voto.

Le prove si svolgeranno nella stessa data in tutte le università italiane in cui è attivo il semestre aperto, secondo le modalità che saranno stabilite dai decreti ministeriali in fase di definizione. Le università, nel rispetto della loro autonomia, potranno decidere i dettagli della didattica, ma le lezioni in presenza resteranno la norma, salvo eccezioni a distanza.

Ogni studente potrà iscriversi al semestre aperto fino a tre volte. Chi non supererà gli esami potrà utilizzare i crediti acquisiti per iscriversi ad altri corsi delle aree biomedica, farmaceutica, sanitaria o veterinaria. Le prove sono attese tra fine novembre e inizio dicembre e coinvolgeranno circa 60.000 aspiranti medici per 21.000 posti disponibili.

Non mancano però le critiche. L’associazione dei medici Anaao-Assomed, per voce del segretario Pierino Di Silverio, ha definito il nuovo sistema “macchinoso” e ha avvertito del rischio di ricorsi legali, poiché la selezione viene solo posticipata.

Nel frattempo, l’Invalsi ha diffuso dati incoraggianti sulla dispersione scolastica: nel 2024 si attesta al 9,8%, vicino all’obiettivo europeo del 9% previsto per il 2030. Un miglioramento netto rispetto al 25,1% del 2000. Tuttavia, il presidente Invalsi Roberto Ricci ha sottolineato che permangono sfide importanti per garantire un’istruzione equamente accessibile e inclusiva.