Il conflitto tra Iran da una parte e l’alleanza tra Israele e Stati Uniti dall’altra si intensifica dopo l’uccisione della Guida Suprema Ali Khamenei. L’operazione militare congiunta, avviata all’alba di sabato, non si è conclusa con l’eliminazione del leader iraniano, ma ha aperto una fase di scontri su larga scala tra cielo e mare.

Nelle ore successive sono proseguiti massicci bombardamenti su infrastrutture militari e siti strategici iraniani. Secondo fonti statunitensi, sono stati colpiti oltre mille obiettivi, inclusi il quartier generale delle Guardie Rivoluzionarie e impianti legati al programma missilistico.

Teheran ha reagito con quella che ha definito una risposta “su vasta scala”. I Pasdaran hanno lanciato missili contro basi americane nel Golfo e contro città israeliane, con esplosioni segnalate a Tel Aviv e Gerusalemme. Attacchi sono stati rivendicati anche contro obiettivi navali statunitensi, mentre Washington ha dichiarato di aver affondato nove unità della marina iraniana e distrutto strutture operative.

Il bilancio registra le prime vittime americane: tre militari uccisi e circa venti feriti in un attacco contro la base Camp Patriot in Kuwait. Nel frattempo, l’area del Golfo Persico resta ad altissima tensione: centinaia di petroliere e navi di gas naturale liquefatto hanno sospeso la navigazione nei pressi dello Stretto di Hormuz per motivi di sicurezza.

Le operazioni militari hanno coinvolto anche bombardieri strategici e caccia di ultima generazione, mentre le forze navali statunitensi hanno intensificato la presenza nell’area.

Sul terreno si registrano vittime anche tra la popolazione. A Teheran, secondo fonti locali, decine di persone sono morte in seguito ai raid, mentre media iraniani riferiscono del danneggiamento di un ospedale. In Israele, l’impatto diretto di un missile su un edificio residenziale ha provocato morti e numerosi feriti.

La crisi sta attirando l’attenzione della comunità internazionale. Il Regno Unito ha autorizzato l’uso delle proprie basi da parte degli Stati Uniti, pur senza partecipare direttamente alle operazioni offensive. La NATO ha annunciato il riposizionamento delle proprie forze per fronteggiare eventuali minacce nella regione, mentre la Francia ha inviato la portaerei Charles de Gaulle nel Mediterraneo orientale.

Da Mosca è arrivata la condanna dell’uccisione di Khamenei, definita una violazione del diritto internazionale, mentre diversi Paesi del Golfo hanno espresso preoccupazione per il rischio di destabilizzazione regionale.

Secondo l’ex presidente americano Donald Trump, l’operazione potrebbe concludersi nel giro di alcune settimane, ma sul campo la situazione resta fluida e altamente instabile. L’Iran ha definito l’uccisione di Khamenei una dichiarazione di guerra e ha promesso vendetta, mentre Israele ha annunciato nuovi attacchi su migliaia di obiettivi legati al regime.

Con scambi di missili, operazioni navali e coinvolgimento indiretto di più attori internazionali, il conflitto rischia ora di trasformarsi in una crisi regionale più ampia, con possibili ripercussioni sulla sicurezza globale e sui mercati energetici.