La presidente del Consiglio Giorgia Meloni torna ad alzare il livello dello scontro con Unione Europea, chiedendo maggiore flessibilità sugli investimenti energetici e una drastica riduzione della burocrazia comunitaria. Dal palco dell’assemblea annuale di Confindustria, a Roma, la premier ha lanciato un messaggio chiaro a Bruxelles: “L’Europa deve fare meno e meglio”, smettendo di comportarsi come “un gigante burocratico”.

Il tema centrale del suo intervento è stato l’impatto della crisi internazionale, in particolare delle tensioni legate all’Iran e alla chiusura dello Stretto di Hormuz, sui costi energetici per famiglie e imprese italiane. Meloni ha chiesto che l’Ue conceda agli Stati membri la stessa flessibilità prevista per le spese militari anche per gli investimenti destinati a contrastare il caro energia.

“La difesa è libertà, ma oggi dobbiamo difendere anche famiglie e imprese”, ha dichiarato la premier, spiegando di aver già inviato una lettera alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen per chiedere l’estensione della cosiddetta “National Escape Clause”, il meccanismo che consente deroghe temporanee ai vincoli di bilancio europei.

Secondo Meloni, la crisi energetica provocata dalle tensioni geopolitiche rappresenta una circostanza straordinaria che giustifica interventi eccezionali senza creare nuovo debito pubblico, ma semplicemente riallocando le risorse già disponibili. “È puro e semplice buonsenso”, ha sottolineato.

Nel suo discorso, durato oltre mezz’ora, la presidente del Consiglio ha rivendicato la solidità del governo dopo le recenti elezioni amministrative, assicurando che l’esecutivo “non intende indietreggiare di un solo millimetro”. Ha inoltre ribadito che l’Italia non è più “l’anello debole d’Europa”, ma un Paese “credibile e autorevole”, anche grazie alla crescita dell’export verso gli Stati Uniti.

Uno dei bersagli principali della premier è stata la macchina normativa europea, accusata di produrre regole eccessive senza riuscire a incidere realmente sugli equilibri globali. Meloni ha ricordato il lavoro avviato insieme al cancelliere tedesco Friedrich Merz per semplificare la normativa europea e “disboscare la giungla burocratica”, sostenendo che “la burocrazia non può sostituirsi alla politica”.

Tra le priorità economiche indicate dal governo c’è anche il ritorno dell’energia nucleare in Italia. La premier ha annunciato che entro l’estate verrà approvata la legge delega per rilanciare il settore, puntando sui mini-reattori modulari, definiti “sicuri e puliti”.

Meloni ha poi aperto alle richieste avanzate dagli industriali su diversi fronti: incentivi fiscali, iperammortamento, riforma della responsabilità d’impresa, sostegno ai fondi pensione per investimenti nell’economia reale e formazione dei giovani sulle competenze legate all’intelligenza artificiale.

Dal palco di Confindustria è arrivato anche un forte richiamo all’unità nazionale. Il presidente degli industriali Emanuele Orsini ha invitato politica, sindacati e imprese a evitare “battaglie elettorali” sulle decisioni strategiche per il Paese e ha chiesto “un grande atto di responsabilità comune”.

Secondo Orsini, la sfida principale resta quella dell’energia. “Il prezzo dell’energia è ormai una minaccia esistenziale per le imprese”, ha avvertito, rilanciando la necessità di accelerare sulle rinnovabili e sul ritorno al nucleare.

Confindustria ha inoltre chiesto una politica industriale più forte, semplificazioni amministrative, incentivi alla crescita delle piccole e medie imprese e una revisione della pressione fiscale. Tra le proposte avanzate, anche la riallocazione di circa 20 miliardi di euro recuperati attraverso la revisione delle agevolazioni fiscali, destinandoli a crescita economica, sanità e scuola.

Non sono mancate critiche dirette all’Europa anche sul fronte ambientale ed energetico. Gli industriali chiedono la sospensione del sistema Ets sulle emissioni, la creazione di un vero mercato unico dell’energia e una strategia comune europea per sostenere l’industria.

“La burocrazia europea è lunare”, ha attaccato Orsini, citando come esempio le decine di condizioni imposte da Bruxelles per autorizzare il decreto italiano contro il caro bollette.

L’assemblea di Confindustria si è così trasformata in una piattaforma politica ed economica da cui governo e imprese hanno lanciato un messaggio comune: servono meno vincoli burocratici, più investimenti e una strategia energetica condivisa per affrontare una fase internazionale sempre più instabile.