Si aggrava la posizione dell’assistente capo di polizia Carmelo Cinturrino, al centro di una vasta inchiesta della Procura di Milano che contesta oltre trenta capi di imputazione nei suoi confronti, tra cui l’omicidio di Abderrahim Mansouri, avvenuto il 26 gennaio nel bosco di Rogoredo. Per quest’ultimo reato i magistrati hanno ora aggiunto anche l’aggravante della premeditazione.
L’indagine, coordinata dal pubblico ministero Giovanni Tarzia, riguarda complessivamente sette appartenenti alle forze dell’ordine e conta in totale 43 capi di imputazione. Le accuse emergono dalla richiesta di incidente probatorio depositata dalla Procura, passaggio che serve a cristallizzare le prove in vista del processo.
Le accuse: omicidio, droga e arresti illegali
Oltre all’omicidio, al poliziotto vengono contestati numerosi altri reati, tra cui sequestro di persona, detenzione e spaccio di stupefacenti, estorsione, concussione, percosse, arresto illegale, calunnia, falso, depistaggio e rapina.
Secondo gli inquirenti, le condotte contestate sarebbero avvenute in diversi episodi e avrebbero coinvolto anche altri agenti, finiti a loro volta sotto indagine.
Il punto più grave dell’indagine resta la morte di Mansouri, avvenuta nel bosco di Rogoredo, area già nota per il traffico di droga. La Procura ritiene che l’omicidio non sia stato un fatto improvviso ma pianificato, motivo per cui è stata contestata la premeditazione, aggravante che potrebbe portare a pene molto più severe.
La richiesta di incidente probatorio presentata dai magistrati punta a raccogliere testimonianze e prove in modo anticipato, per evitare che possano andare perdute o essere condizionate nel corso delle indagini.
L’esito di questa fase sarà decisivo per stabilire il quadro delle responsabilità e per l’eventuale rinvio a giudizio degli indagati.










