Il presidente del Senato Ignazio La Russa torna a proporre un “mini indulto” che consenta ai detenuti prossimi alla fine della pena di lasciare il carcere entro Natale. Un’idea che però divide la maggioranza e trova la netta opposizione del Governo.
Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano ha infatti chiarito che l’esecutivo sta lavorando a un piano biennale per ridurre il sovraffollamento carcerario — oggi 64.000 presenze su 53.000 posti disponibili — e che la proposta di La Russa “non si farà”. Una bocciatura diretta che ha accentuato le tensioni nel centrodestra.
Forza Italia si mostra aperta al dialogo: Enrico Costa ha espresso apprezzamento per la “sensibilità” manifestata da La Russa, pur precisando che si attende un testo concreto. Dalla Lega prevale invece il no, con la linea della “certezza della pena” considerata incompatibile con qualsiasi forma di indulto, seppur limitato. Anche Fratelli d’Italia mantiene una posizione contraria, nonostante alcuni tentativi interni di creare un fronte garantista.
La Russa difende la sua proposta ricordando di averla sostenuta “da sempre” anche come avvocato, e di puntare a un provvedimento che anticipi di pochi mesi l’uscita dei detenuti più prossimi alla fine della pena. Ammette però che “le speranze sono modeste”.
Nel frattempo, dal ministero della Giustizia si ricorda il lavoro già avviato per individuare 10.000 detenuti potenzialmente idonei a misure alternative, iniziativa che però richiede tempi lunghi, non compatibili con l’urgenza evocata dal presidente del Senato.
Le opposizioni attaccano duramente. Il Partito Democratico accusa il Governo di immobilismo sul sovraffollamento carcerario e parla di “gioco delle parti” tra La Russa e l’esecutivo. Riccardo Magi (+Europa) invita il presidente del Senato a chiarire quando e come intenderebbe inserire il provvedimento nel calendario parlamentare, evitando “l’ennesima illusione”.
Dall’Associazione nazionale magistrati, il presidente Cesare Parodi apre alla possibilità di discutere la proposta, auspicando una “convergenza ampia”.
Il dibattito resta aperto, ma al momento non esiste alcuna bozza di provvedimento e il Governo sembra intenzionato a non procedere.










