Roberta METSOLA, EP President meets with Maia SANDU, President of the Republic of Moldova

La Moldavia vive ore decisive dopo la chiusura dei seggi alle 21 locali. Lo spoglio dirà se il Paese sceglierà con decisione la strada europea, rappresentata dal Partito Azione e Solidarietà (PAS) della presidente Maia Sandu, o se tornerà a gravitare nell’orbita di Mosca con il Blocco Patriottico guidato dall’ex capo di Stato Igor Dodon, vicino al Cremlino.

Determinante sarà ancora una volta la diaspora, che rappresenta quasi un quinto dell’elettorato e che un anno fa aveva già consegnato la vittoria agli europeisti con appena 13mila voti di scarto nel referendum sull’adesione all’UE. L’affluenza finale ha raggiunto il 51,9%, il dato più alto nella storia elettorale recente del Paese.

La giornata è stata segnata da falsi allarmi bomba, cyberattacchi attribuiti a Mosca, e sospette interferenze nei seggi, in particolare nei 12 aperti per gli elettori della Transnistria, regione separatista filo-russa dove stazionano ancora 1.500 soldati russi. Episodi di irregolarità sono stati segnalati anche in Gaugazia e in Russia, con autobus organizzati per portare elettori moldavi a votare in Bielorussia, pratica vietata dalla legge.

Sandu, votando a Chisinau, ha invitato i cittadini a difendere il futuro europeo del Paese e denunciato le ingerenze del Cremlino. Dodon, invece, ha accusato la presidente di voler “annullare i voti” e ha convocato una protesta pacifica davanti al Parlamento già per domani a mezzogiorno.

Il risultato delle urne, atteso con grande attenzione anche a Bruxelles, potrebbe ridisegnare gli equilibri geopolitici di un Paese chiave tra Ucraina e Romania.