BOLOGNA – Emergono i primi elementi dall’autopsia eseguita sul corpo di Abderrhaim Fakir, il 42enne di origine marocchina morto domenica scorsa durante un intervento di polizia nel quartiere Pilastro di Bologna. L’esame autoptico, durato circa sei ore e disposto dalla Procura, rappresenta un passaggio fondamentale per chiarire le cause del decesso, ma sarà necessario attendere ulteriori approfondimenti prima di trarre conclusioni definitive.

Secondo quanto trapela, i medici legali avrebbero riscontrato la presenza di sangue vivo nei polmoni e uno schiacciamento della zona toracica. Resta però da stabilire se quest’ultimo sia stato provocato durante le fasi dell’immobilizzazione da parte degli agenti oppure se sia una conseguenza delle manovre di rianimazione eseguite successivamente dai volontari della Croce Rossa.

Anche la presenza di sangue nei polmoni dovrà essere valutata alla luce degli esami istologici e tossicologici ancora in corso. Gli investigatori dovranno infatti chiarire se possa essere collegata all’eventuale assunzione di sostanze stupefacenti o se sia invece riconducibile a una compressione del torace.

Sul caso restano contrapposte le posizioni delle parti coinvolte. Fabio Anselmo, legale della famiglia Fakir, ritiene che possa emergere un quadro compatibile con un’asfissia da compressione, invitando comunque ad attendere le conclusioni definitive dei consulenti tecnici. Di diverso avviso è Gabriele Bordoni, difensore dei due poliziotti coinvolti nell’indagine, secondo il quale dall’autopsia non sarebbero emersi segni riconducibili a un uso eccessivo della forza, né lesioni ossee o altri elementi compatibili con violenze.

Prudente anche il medico legale Benedetto Vergari, consulente dei volontari della Croce Rossa anch’essi iscritti nel registro degli indagati per gli accertamenti preliminari, che ha definito l’esame particolarmente complesso e ha sottolineato la necessità di attendere i risultati degli ulteriori approfondimenti scientifici.

Parallelamente agli accertamenti medico-legali, proseguono anche le indagini sulla situazione personale di Fakir. È emerso che il 20 giugno scorso il quarantaduenne era stato visitato al pronto soccorso dell’ospedale Maggiore di Bologna per problematiche di natura psichiatrica e successivamente preso in carico dal Centro di Salute Mentale, dove gli era stata diagnosticata una prima condizione clinica, prescritta una terapia e fissato un nuovo appuntamento per i primi giorni di agosto.

Intanto la vicenda continua ad alimentare il dibattito pubblico e politico. Nel fine settimana è prevista una nuova manifestazione al Pilastro in memoria di Abderrhaim Fakir, mentre restano vive le polemiche seguite ai disordini e agli atti vandalici verificatisi dopo il presidio organizzato nei giorni scorsi in ricordo del 42enne. Le indagini della Procura proseguiranno nelle prossime settimane, in attesa degli esiti degli esami specialistici che potrebbero fornire un quadro più chiaro sulle cause della morte.