Mosca ha rivendicato progressi sul campo di battaglia in Ucraina, presentandoli come un rafforzamento delle proprie posizioni in vista di possibili negoziati che, secondo alcune diplomazie occidentali e Kiev, dovrebbero partire da un congelamento della linea del fronte.

Il presidente Vladimir Putin è apparso in televisione in uniforme militare durante la visita a un centro di comando, dove ha ricevuto brevi rapporti sulla situazione. Le autorità russe sostengono che migliaia di soldati ucraini siano stati accerchiati: oltre 5.500 nella zona di Pokrovsk (Donetsk) e fino a 5.000 nella cittadina di Kupyansk (regione di Kharkiv). In alcune parti del testo si parla in generale di oltre 10.000 soldati ucraini circondati nelle aree citate. Mosca afferma inoltre che le sue forze stanno prendendo il controllo dei passaggi sul fiume Oskol nel settore di Kupyansk, nodo ferroviario di rilevanza tattica.

Il capo di stato maggiore russo, Valery Gerasimov, ha inoltre annunciato che il 21 ottobre è stato testato con successo il missile da crociera a propulsione nucleare Burevestnik, descritto come capace di coprire «14.000 chilometri» e destinato – secondo Gerasimov – ad attaccare “bersagli altamente protetti a qualsiasi distanza”. Il test e gli aggiornamenti sono stati comunicati anche a rappresentanti statunitensi, ha detto Kirill Dmitriev, inviato per la cooperazione economica estera.

Le dichiarazioni russe sono però state smentite dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che ha definito «una bugia totale» le notizie sull’accerchiamento nelle zone di Kupyansk e Pokrovsk. Zelensky ha riconosciuto che «sono in atto combattimenti feroci» nei pressi di Pokrovsk e ha parlato di gruppi russi già penetrati in città; ha inoltre ribadito la necessità di continuare la resistenza e infliggere perdite all’occupante.

Putin ha affermato di aver ordinato che venga garantita la resa a chi vorrà deporre le armi e che i prigionieri siano trattati nel rispetto del diritto internazionale e della legislazione russa. Sul fronte diplomatico, Dmitriev ha accusato terze parti di ostacolare il dialogo tra Mosca e Washington e ha difeso la posizione russa rispetto alle sanzioni; dal canto suo, un funzionario statunitense ha definito Dmitriev un «propagandista» del Cremlino.

Nella notte sono proseguiti bombardamenti e raid su Kiev: le autorità riferiscono di almeno tre morti, tra cui due bambini, e oltre trenta feriti. La situazione rimane tesa e contraddittoria nelle informazioni fornite dalle parti in conflitto.