Il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu ha presentato un nuovo piano militare per occupare Gaza City, definita “capitale del terrore”, e smantellare le ultime roccaforti di Hamas nella Striscia. La decisione arriva tra crescenti critiche internazionali e proteste interne, con piazze piene di manifestanti e lo stesso ministro di estrema destra Bezalel Smotrich che chiede l’annessione del territorio.

Netanyahu ha respinto le accuse di affamare la popolazione civile, invitando a “non credere alle menzogne di Hamas” e assicurando l’apertura di nuovi corridoi umanitari e siti di distribuzione di aiuti, attraverso la controversa Gaza Humanitarian Foundation. Secondo il premier, Israele ha già distribuito “2 milioni di tonnellate di aiuti” dall’inizio del conflitto, accusando l’Onu di non consegnarli e i media internazionali di diffondere propaganda di Hamas.

Il leader israeliano ha ribadito che l’obiettivo non è occupare permanentemente Gaza ma “liberarla da Hamas” e affidarne la gestione futura a “un’amministrazione civile pacifica e non israeliana”, diversa sia da Hamas sia dall’Autorità nazionale palestinese.

Le Nazioni Unite hanno definito il piano una “pericolosa escalation” che rischia di aggravare una crisi umanitaria “di dimensioni inimmaginabili”. Sul fronte interno, cresce la mobilitazione dei familiari degli ostaggi, preoccupati per la sicurezza dei propri cari: è stato annunciato per domenica uno sciopero generale per chiedere la fine della guerra.

Netanyahu, rispondendo alla Germania che ha sospeso la fornitura di armi a Israele, ha dichiarato di considerare il cancelliere Friedrich Merz “un amico” ma influenzato da pressioni e fake news, assicurando che Israele “vincerà con o senza il sostegno degli altri”.